Trivelle, sì della Consulta Il referendum si può fare
La Corte costituzionale ammette il quesito sulla durata delle concessioni Ganau: «Vittoria del comitato delle regioni, ora il governo si apra al dialogo»
SASSARI. La Consulta benedice il referendum e promuove le regioni che dicono no alle trivelle. Dopo la Cassazione, anche la Corte Costituzionale ha giudicato ammissibile un quesito, quello che riguarda la durata delle concessioni. Un aspetto essenziale di tutta la vicenda, all’interno della quale la Sardegna – che pure non è direttamente interessata non avendo concessioni in corso – ha giocato un ruolo da protagonista. L’isola, rappresentata dal presidente del consiglio regionale, fa parte del Comitato di dieci regioni che ha promosso la battaglia referendaria e in questi mesi ha agito per convincere il governo a tornare sui suoi passi. Missione in parte già riuscita, grazie agli emendamenti inseriti nella legge di stabilità che allontanano lo spauracchio di nuove attività di ricerca in mare e sulla terraferma. Ma l’ultimo decreto, firmato poco prima di Natale dal ministero dello Sviluppo economico, che autorizza le ricerche al largo delle isole Tremiti, ha riacceso la polemica. Ora arriva il punto fermo fissato dalla Consulta: il referendum si può fare.
La decisione. La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile un solo quesito: quello sulla misura che stabilisce che le concessioni petrolifere già rilasciate durino fino a esaurimento dei giacimenti, traducendosi in un prolungamento sine die. Smentite, per ora, indiscrezioni secondo cui sarebbe allo studio un provvedimento ad hoc sulla durata delle concessioni di estrazioni già esistenti. Ma l’ipotesi non è da escludere, perché il governo era già corso ai ripari dopo che le proposte di referendum, in tutto 6, avevano avuto l'imprimatur della Cassazione.
Reazioni nell’isola. Gianfranco Ganau è molto soddisfatto: la decisione della Consulta «è un grande risultato che conferma l'azione meritoria dell'iniziativa referendaria portata avanti dai dieci consigli regionali e dal coordinamento delle assemblee legislative». E soprattutto, sottolinea Ganau, a vincere è un principio, quello che ha accompagnato le regioni in questo percorso: «Riaffermare le primarie competenze dei territori e delle popolazioni su scelte che andrebbero a condizionare l'ambiente e la vita delle comunità». Non è finita, il presidente Ganau ribadisce al governo l'appello al dialogo, l’invito ad aprire al più presto «un confronto leale e diretto con i rappresentanti delle assemblee legislative». Nel frattempo, sei regioni - tra cui la Sardegna - si preparano a proporre alla Corte Costituzionale un conflitto d'attribuzione per i quesiti referendari sulle trivellazioni in Adriatico. Secondo le regioni, è un atto necessario per mettere al riparo in via definitiva le modifiche introdotte con la legge di stabilità. La questione era stata sollevata dalle regioni e non accolta dalla Corte di cassazione. Ora la battaglia va avanti.
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