Il coraggio di non sotterrare l’Olocausto
Ad Alghero la proiezione del film tedesco su Auschwitz “Il labirinto del silenzio” candidato all’Oscar
ALGHERO. Francoforte, 1958. Un uomo cammina lungo una via che costeggia il cortile di un edificio scolastico. Si ferma un attimo per prendere una sigaretta, ma in tasca non trova da accendere. Un insegnante di quella scuola lo vede e gentilmente si avvicina per aiutarlo con il suo accendino. Quando il passante incrocia il suo sguardo, rimane pietrificato. Quel volto è familiare ed evoca incubi terribili legati al suo passato da deportato nel peggiore campo di concentramento nazista. Quell'uomo che ora fa da maestro a dei bambini è stato infatti un membro delle SS e durante la guerra era ad Auschwitz.
Comincia così “Il labirinto del silenzio", film tedesco diretto da Giulio Ricciarelli (italiano cresciuto in Germania) che la Società Umanitaria di Alghero presenta oggi, alle 20 al cinema Miramare, per il Giorno della Memoria. La vicenda segue da vicino il giovane procuratore Johann Radmann che dopo aver conosciuto il giornalista anarchico Thomas Gnielka e il suo amico Simon, artista ebreo sopravvissuto ad Auschwitz, comincia a indagare sui crimini commessi da chi ha prestato servizio nel famigerato lager in Polonia. Crimini che nella Germania degli anni Cinquanta sembrano dimenticati, rimossi, per l'opinione pubblica inventati dalla propaganda dei vincitori. Gli anni del nazismo cancellati con un colpo di spugna che ha spazzato via dalla memoria non solo le responsabilità collettive, politiche del Paese, ma anche quelle individuali. Così ex aguzzini, con la reintegrazione favorita dall'alto, sono tornati alle loro vite. Sembrano cittadini esemplari. Ma certe colpe non si possono rimuovere e indagando, raccogliendo testimonianze, Radmann fa luce sull'orrore del recente passato della Germania, velocemente liquidato dalla giustizia alleata a Norimberga, e avvia il processo ad Auschwitz. Sfuggiranno i pezzi grossi scappati dopo la guerra in Sudamerica, Eichmann poi catturato dal Mossad e condannato in Israele e Mengele che non fu mai preso, ma quel processo che portò alla sbarra alcuni membri delle SS come ricordano i titoli di coda rappresenta una svolta nella storia tedesca. I crimini del nazismo non potevano più essere negati.
Il film di Ricciarelli, che sceglie di non mostrare direttamente l'orrore evitando immagini sull'Olocausto, scava con intelligenza nei membri della coscienza di un Paese sul quale pesa la responsabilità di uno dei più grandi crimini della storia. Sul protagonista (personaggio inventato a differenza di altri come il giornalista Gnielka e il procuratore generale Bauer, ai quali il film è dedicato), emblema della prima generazione che di quel passato terribile non ha alcuna responsabilità ma deve comunque farci dolorosamente farci i conti, si concentra bene la sceneggiatura. Non ben "sfruttata" però da un interprete come Alexander Fehling che non appare sufficientemente carismatico per il ruolo.
Dal punta di vista cinematografico il film si adagia poi su scelte registiche e narrative abbastanza convenzionali, con l'inserimento per esempio dell'evitabile, solita storia d'amore che vede al centro il protagonista. Nella sostanza comunque “Il labirinto del silenzio" conserva il suo valore e per questo non stupisce la candidatura all'Oscar come miglior film straniero. Nella gara alla statuetta dovrà vedersela soprattutto con "Il figlio di Saul" dell'ungherese László Nemes, grande favorito e già premiato a Cannes con il Grand Prix Speciale della Giuria e di recente ai Golden Globes. Un altro film che punta lo sguardo sull'Olocausto, tragedia che anche il cinema, con la forza della sua rappresentazione, contribuisce a non far dimenticare.
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