Zir, lavoratori disperati: «Rischio di gesti estremi»
SASSARI. L’incertezza rischia di offuscare la ragione e portare a scelte estreme. Sono sfiniti i lavoratori dei consorzi Zir che da mesi, a volte da anni, lavorano gratis. Da otto anni gli enti che...
SASSARI. L’incertezza rischia di offuscare la ragione e portare a scelte estreme. Sono sfiniti i lavoratori dei consorzi Zir che da mesi, a volte da anni, lavorano gratis. Da otto anni gli enti che gestiscono le zone industriali sono stati commissariati e messi in liquidazione. La Regione nel 2008 aveva deciso di cancellarli e di trasferire i dipendenti – 48 – alle Province, ai Comuni o ai neonati consorzi industriali provinciali. Non è accaduto. I lavoratori hanno continuato a prestare servizio nei consorzi condannati a morte. E in tre di questi i soldi per pagare gli stipendi sono finiti molto tempo fa. Mariolino Azzena, coordinatore regionale dei dipendenti Zir, lavora gratis a Tempio da 11 mesi. E c’è chi se la passa addirittura peggio: a Siniscola gli stipendi non arrivano da oltre 2 anni, nella Valle del Tirso, dove c’è un unico addetto, da 15 mesi. «La notte ormai non chiudo occhio – racconta Azzena – ho paura che qualche collega decida di farla finita».
«Siamo abbandonati». «Ci ignorano perché siamo pochi, non contiamo nulla – continua Azzena –. I nostri politici non hanno idea di che cosa significhi andare a lavorare gratis, non avere soldi per mantenere la famiglia, vivere grazie alla generosità e solidarietà di parenti e amici. Che dopo un po’ però non possono più aiutarti e te lo dicono con dolore, perché magari i soldi sono finiti anche per loro». Azzena ha paura che qualche collega possa mollare tutto: «E io non voglio andare a un funerale, voglio che la politica si svegli e intervenga prima che ci scappi il morto. Perché è questo quello che potrebbe accadere se intorno a noi e al nostro destino continuerà a regnare il silenzio. Da otto anni galleggiamo nel limbo senza sapere che fine faremo. Ci hanno fatto promesse e garantito più volte che la situazione si sarebbe risolta in fretta. E noi siamo rimasti qui, in attesa, speranzosi che la ruota avrebbe ricominciato a girare. Invece il quadro si è aggravato. Tra poco anche altri due consorzi, quello di Sassari-Predda Niedda e Nuoro-Pratosardo termineranno le risorse e non potranno pagare gli stipendi ai dipendenti. Noi non possiamo più aspettare, le nostre famiglie e i nostri figli hanno diritto di vivere».
Le accuse. Un mese fa dalla Regione, assessorato all’Industria, era arrivata la promessa: i soldi arriveranno con la Finanziaria e serviranno per pagare gli stipendi arretrati e saldare i debiti che nel frattempo alcuni consorzi hanno accumulato. «Da quel momento l’assessore Piras è sparita – accusa Mariolino Azzena – si è dileguata. L’unico piccolo passo in avanti è stata la nomina dei nuovi commissari a Tempio e a Sassari. Invece per noi tutto è rimasto uguale. E da Cagliari proprio ieri è rimbalzata una notizia che per noi è una autentica beffa: la Regione non può darci quanto ci spetta perché correrebbe il rischio di incappare nelle sanzioni dell’Europa, che potrebbe considerare quello stanziamento di denari come aiuti di Stato. È incredibile e inaccettabile».
La situazione. Il caso più paradossale è quello del Consorzio della Valle del Tirso, dove opera un unico dipendente che non viene pagato da 15 mesi. A Siniscola, invece, il team si è rinforzato il 1° gennaio: tre nuovi colleghi sono entrati in servizio per ordine del giudice dopo avere vinto una causa durata cinque anni. Con gli altri quattro dipendenti condivideranno la frustrazione di lavorare gratis.
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