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area syndial a Porto torres

Via libera alle bonifiche dopo 10 anni di attesa

di Gianni Bazzoni
Via libera alle bonifiche dopo 10 anni di attesa

ROMA. La caratterizzazione dell’area Syndial risale a più di dieci anni fa, tanti ce ne sono voluti per arrivare - finalmente - a una decisione che sblocca definitivamente i progetti per la bonifica...

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ROMA. La caratterizzazione dell’area Syndial risale a più di dieci anni fa, tanti ce ne sono voluti per arrivare - finalmente - a una decisione che sblocca definitivamente i progetti per la bonifica delle aree contaminate del Sito di interesse nazionale nell’ex Petrolchimico di Porto Torres.

Il via libera alla Fase 1 del cosiddetto «Progetto Nuraghe» è arrivato ieri mattina a conclusione della Conferenza di servizi decisoria che si è tenuta a Roma, al ministero dell’Ambiente, con la partecipazione anche dei rappresentanti della Regione e del ministero dello Sviluppo economico. Nel corso della riunione sono state approvate anche (e questa è un’altra notizia interessante) le Varianti al progetto di bonifica della falda che erano state oggetto di diverse prescrizioni.

Le operazioni di risanamento interessano 1000 dei 1800 ettari complessivi del Sin dell’ex polo petrolchimico, tra i più complicati a livello nazionale. L’impiego di risorse da parte di Syndial ammonta a circa 200 milioni di euro, spalmati su diversi progetti che sono già stati approvati dalla Conferenza.

«Il complesso percorso di bonifica che stiamo affrontando su tutto il territorio nazionale – ha detto ieri mattina il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galfetti – registra uno straordinario risultato: è la dimostrazione che quando c’è unità tra le istituzioni, quando ci sono procedure chiare e trasparenti nell’applicare anche il principio “chi inquina paga”, si possono raggiungere obiettivi attesi da anni. Non solo per Porto Torres e la Sardegna, ma per tutta l’Italia, è stata scritta una pagina importante per il risanamento ambientale del nostro Paese».

La “Fase 1” approvata al Ministero, prevede la realizzazione di una piattaforma polifunzionale per il trattamento dei suoi provenienti dall’area di Minciaredda, dei suoi dell’area denominata Peci Dmt e di quelli provenienti da altre aree dello stabilimento. L’area di Minciaredda, in particolare, che è considerata la più compromessa, sarà interessata dal trattamento dei suoli contaminati fino al raggiungimento della piena conformità, separando i rifiuti dai suoli.

«L’approvazione dei progetti per le bonifiche a Porto Torres – ha sottolineato l’assessore regionale all’Ambiente Donatella Spano – costituisce un momento storico per la Sardegna e per uno sviluppo, finalmente sostenibile, delle aree industriali. L’esecutivo Pigliaru ha voluto dare una forte e doverosa accelerazione per arrivare a una soluzione a lungo attesa. Il percorso dei tavoli che abbiamo attivato, sia a livello locale che nazionale – ha detto ancora l’assessore – ha dato i suoi frutti grazie al rispetto del cronoprogramma e alla collaborazione di tutti gli attori. La bonifica Syndial-Eni, con un peso di oltre 200 milioni di euro, avrà ricadute occupazionali importantissime per il territorio isolano».

Ora comincia il momento più delicato. Dalla presentazione della prima versione del “Progetto Nuraghe”, nel dicembre del 2014, si sono susseguiti numerosi tavoli tecnici coordinati dal ministero dell’Ambiente e le Conferenze di servizi istruttorie. Fino alla soluzione progettuale finale, ritenuta la migliore sulla base delle tecniche disponibili e delle risorse impegnate.

«Occorrerà vigilare – ha detto il deputato Giovanna Sanna, componente della commissione Ambiente – affinchè le bonifiche partano al più presto. È stato sbloccato il complesso percorso della bonifica del Sin di Porto Torres. Syndial-Eni investono nella prima fase 200 milioni: è una svolta che produrrà importanti ricadute sul nostro territorio, non solo dal punto di vista del risanamento ambientale ma anche economico e occupazionale. Non bisognerà arretrare fino alla completa bonifica del Sin, ricordando che l’impegno economico di Eni era di 530 milioni di euro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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