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Quentin Tarantino: «Il mio è un film politico»

Quentin Tarantino: «Il mio è un film politico»

Il regista ieri a Roma per presentare il suo nuovo lavoro, “The Hateful Eight”. In sala dal 4 febbraio

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ROMA. Tra toniche risate sincopate e affermazioni altrettanto divertite, Quentin Tarantino ieri a Roma per presentare «The Hateful Eight», in sala dal 4 febbraio in 600 copie, dà il meglio di sé. Il regista-cinefilo racconta prima di quanto sia politico questo film, poi della delusione della mancata nomination agli Oscar di Samuel L. Jackson e, infine, di come questo suo ottavo lavoro si possa considerare una sorta di «horror western». Ad accompagnarlo in conferenza stampa gli interpreti Kurt Russell e Michael Madsen e il musicista Ennio Morricone.

«Non so se questo è un film più politico di “Bastardi senza gloria” e “Django Unchained”; si può dire invece che è diventato un film politico quando i personaggi hanno cominciato a parlare e si sono divisi tra democratici e conservatori. Alcuni eventi, accaduti durante la lavorazione hanno reso questo lavoro molto più attuale di quanto fosse all'inizio. A volte sei fortunato riesci ad entrare in contatto con lo Zeitgeist», ha detto il regista di «Pulp Fiction».

Sulla polemica delle nomination «bianche» agli Oscar, riguardo al mancato riconoscimento a Samuel L. Jackson da parte dell’Academy Tarantino ha detto: «È ovvio che mi dispiace per la sua mancata nomina. Comunque, altro che boicottaggio, se fossi stato nominato io ci sarei andato».

Gli è stato chiesto anche dell’accanimento, nel film, sul personaggio femminile Daisy Domergue (interpretato da Jennifer Jason Leigh). E Tarantino ha spiegato: «Non c'è stata nessuna volontà precisa. L’accanimento e le violenze erano necessarie visto l'atteggiamento del “boia” (il cacciatore di teste interpretato da Kurt Russel) che, volendo portare i suoi delinquenti fino alla forca, deve terrorizzarli per non farli fuggire. Avrei anche potuto scegliere un uomo, ma una donna mi serviva per complicare la storia».

Tarantino ha anche parlato della commistione di generi tipica dei suoi film: «Se fosse per me – ha detto – farei cinque film in uno solo. Quando ho cominciato a lavorare a “The Hateful Eight” ho pensato a un western e a un giallo alla Agatha Christie. Poi, ma solo alla fine, mi sono reso conto che avevo fatto anche un film horror».

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