La Nuova Sardegna

il procuratore generale

Saieva: «Serve più equilibrio»

Monito ai colleghi magistrati: il Csm deve svolgere il proprio ruolo

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CAGLIARI. C’è una questione morale all’interno dell’ordine giudiziario che va affrontata prima che la condotta censurabile di pochi magistrati abbia gravi ricadute sull’intera magistratura: la denuncia, decisamente inedita nella storia delle paludatissime cerimonie inaugurali dell’anno giudiziario sardo, è arrivata dal procuratore generale Roberto Saieva. Il suo è stato un richiamo severo «all’imparzialità, alla correttezza, al riserbo e all’equilibrio» rivolto a tutti i magistrati. Un richiamo che ha forse qualche legame coi conflitti interni registrati negli ultimi mesi all’interno della Procura di Cagliari e che suona come monito in una fase di riposizionamento della magistratura sarda, legata al rinnovo in corso dei ruoli direttivi principali e all’affermazione di correnti considerate finora perdenti.

Analizzato il flusso dei reati e dei processi conseguenti che hanno segnato il 2015, il massimo magistrato requirente dell’isola ha voluto chiudere la sua relazione puntando l’indice sulla categoria cui appartiene, che i dati Eurispes danno in forte crisi di credibilità e ormai assediata dalla sfiducia dei cittadini: «È indispensabile che in tutte le sedi associative e istituzionali – ha detto Saieva – si attui un’effettiva vigilanza sull’etica dei nostri comportamenti». Saieva ha proposto una via da seguire: «Ferme restando le responsabilità penali e disciplinari del singolo magistrato che adotti comportamenti contrari ai doveri di indipendenza e imparzialità, occorre introdurre meccanismi di responsabilizzazione dei magistrati che ricoprono incarichi direttivi e semidirettivi, sia al fine di prevenire tali comportamenti con l’adozione di idonei provvedimenti organizzativi, nel quadro di direttive approvate dal Csm, sia al fine di garantire il corretto esercizio dei poteri di vigilanza e l’adozione tempestiva di eventuali rimedi in caso di violazioni». Ancora: «I capi degli uffici hanno l’obbligo - e non dev’essere consentita alcuna fuga dalle loro responsabilità - di esercitare la sorveglianza sui magistrati e sugli uffici che da essi dipendono, come prevede la legge». L’ultimo passaggio riguarda l’organo di autogoverno della magistratura: «Il Csm deve svolgere senza indulgenze e compromessi il proprio ruolo, troppo spesso è accaduto che per effetto di improprie tutele talune carriere non siano state arrestate pur in presenza di manifestazioni professionali decisamente carenti o che non siano state colpite con adeguate sanzioni condotte anche gravi, minando la fiducia dei magistrati probi e diligenti che sono la larga maggioranza e quel che è più grave la fiducia dei cittadini, che sanno molte più cose di quante si potrebbe immaginare dell’ordine giudiziario». (m.l)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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