Beethoven, ode alla gioia e alla fiducia
Al Teatro Lirico di Cagliari grande apertura della Stagione concertistica 2016
CAGLIARI. Entusiastica fibrillazione, venerdì al Lirico, per l’esordio della Stagione concertistica 2016. All’insegna di Beethoven con «Egmont» (ouverture) e la «Nona Sinfonia». Ode alla gioia, dunque. All’affluenza di pubblico che riempie di nuovo il teatro in un appuntamento sinfonico e che a fatica trattiene gli applausi. Alla speranza che sia preludio di una nuova fase per tutta la Fondazione. Ma ode, una volta tanto, alla colonna portante dell’Istituzione, alla quale dà un senso resistendo ai recidivi “turnover” dei vertici aziendali: insomma, l’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico.
Ode, soprattutto, alla gioia in sé di poter far musica. Di avere ancora a disposizione una realtà culturale cittadina come questa. Di poter ascoltare dal vivo capolavori beethoveniani che possono ricordarci il valore dell’arte. Il desiderio di libertà in «Egmont», di pace e fratellanza nella «Sinfonia n.9 op.125». E in quest’ultima forse una lezione anche maggiore. Perché nel suo cosiddetto “terzo periodo”, quello della più compiuta maturità, Beethoven superò il quasi rigido bitematismo della forma-sonata, portandola a sviluppare tre, quattro o più temi musicali, e spesso addirittura più gruppi tematici anziché singoli temi. E in tutto ciò si riflette un’evoluzione umana e intellettuale, oltre che musicale: l’esplorazione delle possibilità tematiche si fa specchio dell’animo umano che può e deve esplorare le proprie idee/ convinzioni osservandole da più prospettive. Quale migliore lezione di fronte alle odierne recrudescenze di fanatismo ideologico? Non si possono negare tuttavia dei limiti all’esibizione dei giorni scorsi, pur essendoci sul podio il talento di Gérard Korsten. Partendo dal millantato approccio filologico: l’organico ridotto, disposizione dell’orchestra opinabile, e così via. Tutto si può fare, purché non ne risenta il tessuto componistico in generale. Ciò che accade, infatti, è che non emergono a sufficienza alcune linee contrappuntistiche. In «Egmont» e nei primi movimenti della «Nona» c’è qualche “attacco” non in sincrono; peraltro, la cavata abbastanza asciutta degli archi rende “scoperte” determinate sezioni: i contrabbassi talvolta quasi in anticipo e i fiati un po’ pesanti. Non aiutano, poi, tempi e fraseggi quasi affrettati. La lettura di Korsten recupera per agogica e forcelle dinamiche nell’Adagio e nell’«Ode», qua vengono fuori il controllo, verve e apprezzabili intuizioni dell’allievo di Sándor Végh. Buone le voci soliste; superlativo invece il coro ottimamente preparato da Gaetano Mastroiaco.
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