La magia della Sartiglia con La Nuova Sardegna
Sabato 6 febbraio col giornale la quarta stampa: protagonista il componidori e la giostra a cavallo di Oristano
SASSARI. Se facciamo la rassegna delle maggiori feste che si tengono nei capoluoghi di provincia dell’isola emerge che due, i Candelieri di Sassari e il Redentore di Nuoro, cadono in agosto; quella di Cagliari, Sant’Efisio, in maggio; mentre quella di Oristano, la Sartiglia, si svolge a Carnevale, ossia in questi giorni: è sicuramente la più importante tra i tanti palii, giostre e “ardie” che si corrono a cavallo in Sardegna, e non poteva essere ignorata da Luigi Crobu, il disegnatore che ha scelto per “La Nuova” le più celebri maschere del territorio: il disegno che sarà in distribuzione da domani con il giornale (con l’aggiunta di 3,80 euro) rappresenta il “componidori”, il cavaliere mascherato che viene incaricato di guidare e in un certo senso rendere sacra la corsa. In realtà le corse, che comprendono la gara a infilare la spada in una stella e una serie di acrobazie, sempre a cavallo, sono due: la prima, organizzata dal gremio, l’antica associazione dei contadini, si tiene la domenica; la seconda, curata invece dal gremio dei falegnami, segue due giorni più tardi, il martedì grasso.
Entrambe ripetono rituali particolari, affascinanti, e storici e studiosi hanno indagato sulle loro origini e significati. A partire dalla vestizione del capo corsa il componidori: deve avvenire, secondo regole precise ad opera di donne (massaja e massajeddas), al di sopra di un tavolo, in modo che egli possa poi salire a cavallo, all’inizio della manifestazione, senza toccare terra.
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Tutti particolari anche i suoi indumenti: la camicia, ad esempio, che non ha bottoni e gli viene fissata addosso con delle cuciture; o il soprabito, in pelle scamosciata senza maniche; per non dire della maschera, che ha tratti androgini, ossia misti di elementi maschili e femminili; e della “pipia de maju”, il mazzetto di viole a doppia faccia col quale benedice gli astanti alla fine della corsa durante una spericolata galoppata disteso sulla schiena, un momento spericolato di grande tecnica equestre che prende il nome di “remada”.
I caratteri di questi indumenti, e il nome stesso, “sartiglia”, hanno fatto supporre che la corsa abbia preso piede nel periodo della dominazione iberica, anche se potrebbe essere lo sviluppo, in una regione in cui il cavallo è stato sempre diffuso, da giostre di tipo medioevale.
Si sa comunque che al tempo degli aragonesi e degli spagnoli attraversò un periodo di fulgore; ma ciò non toglie che poi anche in seguito, sino ad arrivare ai giorni nostri, abbia subito trasformazioni e adattamenti: il cappello a tuba che il componidori porta in testa, ad esempio, è di foggia ottocentesca.
Di fatto le due corse, se costituiscono un’enorme attrazione per i forestieri, sono molto di più per gli oristanesi: qualcosa che avvertono in profondità, come parte insostituibile del loro essere. Per questo ogni motivo è buono, un po’ come avviene per i Candelieri, per dare vita, nel corso dell’anno, ad altre celebrazioni che ne possano essere preparazione e arricchimento: come le feste dei patroni dei due gremi, San Giovanni e San Giuseppe; la nomina dei rispettivi presidenti, che avviene alla Candelora; e poi i lunghi preparativi per scegliere i collaboratori del componidori e i cavalli.
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