Pd: «Più donne in Consiglio»
Legge elettorale, proposta su parità di genere e attribuzione dei seggi
CAGLIARI. Una nuova legge elettorale per evitare il pasticcio di questa legislatura, diversi consiglieri sono ancora in bilico, e cancellare anche la pessima figura di aver eletto solo quattro donne. A scrivere le correzioni è stato il Pd, con la proposta presentata da Franco Sabatini, Daniela Forma e Rossella Pinna. Proposta che dovrà essere discussa dalla commissione Autonomia e poi votata dal Consiglio.
Parità di genere. Dovrà esserci sia nella presentazione delle liste sia al momento del voto con la doppia preferenza uomo-donna. In uno dei sette articoli, è scritto che, nelle liste, «ogni genere dovrà essere rappresentato al 50 per cento, quindi anche più alta – 10 punti – rispetto al tetto approvato dalla Camera pochi giorni fa. Se poi il numero dei candidati dovesse essere dispari, un genere potrà avere «solo un’unità in più rispetto all’altro». Due esempi, per capire: con 12 candidati, il conto è facile: sei uomini e sei donne. Ma se invece fossero 11, massimo 6 di un genere e minimo 5 dell’altro. Secondo la proposta del Pd e dopo l’esperimento positivo nei Comuni con oltre 5mila abitanti, anche nella scheda delle Regionali dovrà essere obbligatoria la doppia preferenza di genere. L'elettore potrà esprimere una o due preferenze, ma la seconda dovrà sempre «alternata» rispetto alla prima. Nel caso di un voto «non rispettoso del criterio della parità, invece sarà fatta salva solo la prima».
L’augurio. «La nostra proposta vuole rendere ancora più evidente la necessità del riequilibrio di genere - ha detto Daniela Forma - Oggi la presenza femminile nelle Regioni e Province autonome è solo del 17,7 per cento, 59 donne e 738 uomini, e nelle ultime elezioni per il Consiglio regionale, su 1.506 candidati solo poco più di un terzo, 567, erano donne».
Le soglie. Dopo le elezioni del 2014, fra interpretazioni e sentenze, la confusione è stata tale che, a parte 8 consiglieri ancora in attesa del verdetto finale, sono rimasti diversi dubbi. «Con il nostro progetto – ha detto Sabatini – proponiamo invece un percorso semplice e trasparente».
Nuovi sbarramenti. Confermato quello del 10 per cento sui voti validi totali per le coalizioni, sarà del 3 – stavolta do quelli ottenuti dall’alleanza – «a carico» delle singole liste presenti nel raggruppamento. Cioè: solo ai partiti che supereranno la soglia del 3 per cento interno alla coalizione potrà essere attribuito almeno un seggio. Ed è questa la vera novità: nella legge in vigore non esiste lo sbarramento interno ed è proprio per colpa di questa dimenticanza che i giudici amministrativi hanno ribaltato più volte la composizione del Consiglio. La proposta del Pd dovrebbe spazzare via l’incertezza di oggi: oltre ai seggi assegnati col quoziente pieno, il calcolo dei resti per attribuire gli altri «prenderà in considerazione solo i partiti della coalizione che hanno superato lo sbarramento interno del 3», quelli sotto soglia saranno esclusi. C’è un’eccezione: se un’alleanza non dovesse rimanere sotto il 10 per cento ma una sua lista ottenesse il 5 per cento dei voti raccolti dall stessa alleanza avrebbe comunque diritto a un seggio e a essere eletto sarebbe il suo candidato-presidente sconfitto. Infine, il Pd ha confermato la soglia del 5 per cento di tutti i voti validi per le liste non in coalizione. «Il nostro obiettivo - ha spiegato Sabatini - è superare i rilievi avanzati dai giudici proprio sulle soglie e sui seggi, ma precisare anche alcuni passaggi oggetto di ricorsi poi comunque respinti».
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