La Nuova Sardegna

Resort a Malfatano, la Sitas ci riprova

di Mauro Lissia
Resort a Malfatano, la Sitas ci riprova

Nuova istanza alla Regione per adeguare il progetto e renderlo compatibile con la valutazione d’impatto ambientale

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CAGLIARI. La partita che si gioca da sei anni sul resort Sitas a Capo Malfatano è chiusa sul terreno giudiziario ma resta aperta su quello amministrativo: incassato l’ultimo siluro dalle sezioni riunite della Corte di Cassazione gli azionisti della società - su tutti la famiglia Toti, Benetton è uscito dalla compagine - sono pronti a passare al piano B: una nuova procedura per la valutazione d’impatto ambientale, fondata su una colossale documentazione depositata già a ottobre dell’anno scorso negli uffici regionali del paesaggio. Tecnicamente si chiama procedimento di scoping, in altre parole si tratta della richiesta di approfondimenti sul progetto immobiliare per renderlo compatibile con il paesaggio e a ridare vita alle autorizzazioni paesaggistiche ormai scadute.

L’iniziativa è legittima per una ragione semplicissima: a suo tempo la Regione ha svolto e concluso positivamente le verifiche preventive sui cinque lotti del progetto, quindi il cantiere aperto da Sitas alle spalle della spiaggia di Tuerredda era legittimo, nessuno può parlare di abusi e infatti l’inchiesta aperta dalla Procura di Cagliari finì in archivio. La fase di realizzazione si è fermata quando prima il Tar e dopo il Consiglio di Stato hanno dato ragione a Italia Nostra, stabilendo che la valutazione d’impatto ambientale era obbligatoria e doveva essere fatta sul complesso del piano e non frammentata un comparto per volta. A sbagliare, in modo sospetto, era stata la Regione. Poche settimane fa la Corte di Cassazione a sezioni unite civili ha messo i sigilli della legge sul progetto destinato a trasformare 700 ettari di paradiso in un lussuoso ritiro per chi ama la natura a misura delle proprie comodità, ma perché il rischio-cemento sulla costa di Malfatano si dissolva sarebbe necessaria un’ordinanza di demolizione che in realtà ancora non c’è. Potrebbe intervenire la Regione, che sanerebbe così gli errori del passato. Ma la giunta Pigliaru sarà disposta a correre il rischio di un risarcimento danni mostruoso, dopo il caso di Tuvixeddu? Probabilmente no, quindi Sitas potrà andare avanti e affrontare il contradditorio con il servizio regionale valutazioni d’impatto ambientali, il cui esito è a dir poco incerto.

La speranza degli ambientalisti resta però accesa grazie all’anziano allevatore Ovidio Marras, ispiratore della battaglia contro il resort di Teulada: sulla gran parte del corpo centrale del resort grava infatti un’ordinanza di demolizione firmata dal giudice del tribunale di Cagliari quando Ovidio si era opposto per vie legali alla Sitas, rea di avergli deviato il percorso dell’antico stradello che collega il suo furriadroxiu alla strada statale per Teulada e alla spiaggia, duecento metri dalla sua casa. Ovidio potrebbe mettere in esecuzione quell’ordinanza e il comune di Teulada dovrebbe ottemperare. Ma sul provvedimento pende il ricorso presentato dai legali di Sitas al tribunale collegiale, che dovrà esprimersi sul merito della vicenda. La decisione è data per imminente: se i giudici confermassero che il pastore ha ragione la famiglia Marras avrebbe in mano un titolo sufficiente a chiedere la demolizione di una buona parte dell’edificio principale, un intervento che rivoluzionerebbe il progetto Sitas rendendolo inattuabile. Come dire che al di là dei giudici civili supremi di Roma il pallino della vicenda resta in mano a lui, al protagonista di una contesa anche mediatica che l’ha reso celebre in tutto il mondo. Negli ultimi due anni Ovidio ne ha passate di tutti i colori: diversi infortuni sul lavoro, ricoveri in ospedale, fratture. Qualcuno gli ha ammazzato uno dopo l’altro tutti i cani, ma lui ha resistito al dolore e anche alle lucrose offerte dei legali di Sitas, pronti a ricoprirlo d’oro in cambio della rinuncia alla causa per lo stradello e soprattutto delle terre che possiede alle spalle del cantiere. Ovidio ha detto no a tutto e a tutti, col pieno appoggio della famiglia. Resisterà, questo è certo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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