Pasolini, l’arma dello stile contro l’ordine del mondo
Domani alla Mediateca di Alghero Alessandro Cadoni presenta il suo nuovo libro Prezioso lavoro di analisi sul regista di “Accattone” a quarant’anni dalla morte
ALGHERO. Gli anniversari hanno spesso l'utilità di riportare l'attenzione su figure di rilievo, nei diversi campi, a volte cadute nel dimenticatoio. Non è certo il caso di Pier Paolo Pasolini, il cui nome è ricorrente quando si affrontano discorsi sul pensiero, la cultura, la politica. Tirato fuori a volte forse anche a sproposito.
La ricorrenza del quarantennale della tragica scomparsa, avvenuta il 2 novembre del 1975, è stata comunque occasione importante per avvicinare con i tanti omaggi molte persone al suo lavoro di scrittore e regista, e anche per un importante riesame della sua opera e della sua eredità nel complesso. Diversi i nuovi approfondimenti, i libri usciti nel corso degli ultimi mesi. Tra questi anche “Il segno della contaminazione. Il film tra critica e letteratura in Pasolini” di Alessandro Cadoni, pubblicato da Mimesis Edizioni con il contributo del Dipartimento di scienze umanistiche e sociali dell'università di Sassari. Un corposo volume di oltre trecento pagine frutto dei lunghi studi sul grande intellettuale che Cadoni, assegnatista di ricerca in letteratura italiana contemporanea all'ateneo sassarese e docente nelle scuole superiori, porta avanti da anni (con la sua tesi di dottorato ha vinto il premio Pasolini 2010). Domani l'autore presenterà il suo lavoro ad Alghero, alle 18 alla Mediateca di via Marconi, all'interno di una rassegna su Pier Paolo Pasolini organizzata dalla Società Umanitaria in collaborazione con Cyrano libri vino e svago.
L'influenza di Auerbach. Nel 1956, a dieci anni dalla pubblicazione originale, arriva in Italia un'opera fondamentale della critica letteraria: “Mimesis” di Eric Auerbach. A Pasolini non sfugge l'importanza del saggio del filologo tedesco che legge subito dopo l'uscita della traduzione italiana. Che influenza ha su di lui quella lettura? A quali aspetti dell'impianto teorico di Auerbach dà più risalto? Sono alcune delle domande alle quali prova a rispondere nella sua precisa analisi Alessandro Cadoni. Filo conduttore è la rappresentazione della realtà, al centro di “Mimesis”, e in particolare il collegamento con la mescolanza degli stili di cui parla lo studioso tedesco. Quella contaminazione che Pasolini adotta come principio fondamentale della sua opera, come segno sotto il quale lavora, «come dominante stilistica del suo cinema» scrive Cadoni che si concentra sulla rappresentazione filmica partendo dalle teorie letterarie di Auerbach.
Contaminazione verticale. Tra i film maggiormente analizzati c'è “Accattone”. E una memorabile scena del primo lungometraggio diretto da Pasolini diventa esemplificativa del discorso portato avanti dall'autore. Minuti quarantacinque: Accattone segue Ascenza, la moglie, che si dirige verso casa e non ne vuole più sapere di lui. Arrivati nello spiazzo davanti all'edificio, nasce una rissa tra il personaggio interpretato da Franco Citti e quello del fratello della donna, Giovanni. La scena mostra perfettamente quella che viene definita contaminazione verticale e richiama la lezione di Auerbach di stile sublime che accoglie il quotidiano, il comico, la miseria. Una situazione sottoproletaria, miserabile, come risulta dall'ambiente e dal linguaggio usato dai personaggi, ma con una costruzione visiva di ispirazione pittorica e una colonna sonora alta, ricca di sacralità qual è la musica di Bach che accompagna la rissa tra Accattone e il cognato nello spiazzo polveroso. Una lotta che appare tutt'altro che volgare: «Combattono come due eroi epici».
Il film-saggio. La terza e ultima parte del libro è dedicata all'indagine, sempre attraverso la lente della contaminazione, dell'attività saggistica di Pasolini. E dopo l'analisi di “Che cosa sono le nuvole?”, “Medea” e “Decameron” chiude con la “La rabbia” in cui forse è più facile riscontrare le caratteristiche del film-saggio sul quale è incentrato il capitolo conclusivo del volume. Un genere imparentato con il documentario (non a caso molti autori di oggi legati al cinema del reale fanno riferimento all’opera pasoliniana in questo senso), nel quale scrive Cadoni confluisce la stessa urgenza che caratterizza tutta l'opera di Pasolini: «Quella per cui, nello sguardo su un oggetto, si riflette lo sguardo critico sulla realtà».
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