Nasodoble, da Roma al Palafiori tre giorni di live per la legalità
SANREMO. Si è conclusa lunedì a Roma la lunga maratona del “Premio Musica contro le mafie” che da sei anni assegna dei riconoscimenti ad artisti che coniugano la musica con l'impegno sociale. È stato...
SANREMO. Si è conclusa lunedì a Roma la lunga maratona del “Premio Musica contro le mafie” che da sei anni assegna dei riconoscimenti ad artisti che coniugano la musica con l'impegno sociale. È stato Don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera (tra gli organizzatori dell’iniziativa) a premiare la band sassarese dei Nasodoble per “Cazz Boh!”, vincitori ex-equo col rapper siciliano Maurizio aka Dinastia.
La band sarda si è esibita sul palco della Casa del jazz, struttura sequestrata alla mafia e restituita alla cultura, durante una serata ricca di musica ed impegno sociale.
Dopo il live e la premiazione romana, che ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico e di artisti provenienti da tutta Italia, Alessandro Carta, voce; Peppino Anfossi, violino elettrico; Simone Sassu, piano e synth; Andrea Fanciulli, chitarre; Alessandro Zolo, basso fretless, Carlo Sezzi, batteria, hanno affrontato nove ore di macchina per essere al Palafiori di Casa Sanremo, la grande struttura che ospita diverse iniziative parallele al festival.
«Al di là della performance di ieri a Casa Sanremo – dice Alessandro Carta –, dove abbiamo suonato e fatto canticchiare “Cazz Boh!” al pubblico e agli addetti ai lavori, oggi suoneremo al Teatro del Casinò per il Festival della Legalità, dove interverranno Giuseppe Impastato, Gherardo Colombo, Giuseppe Ayala e altri magistrati che si occupano di mafia. Insomma pare sia un momento nel quale lo star business torna a concedere spazio ai contenuti – aggiunge la voce della band–, e questo é di estrema importanza perché se passa l'idea che si può sculettare e ridere lottando, parlando di cose pesanti senza che leggerezza e ironia diventino sinonimi di svilimento, falsa retorica e banalizzazione dei contenuti, allora si aprono campi e orizzonti larghi e confortanti, dove gli artisti possono tornare ad essere presenti al mondo, come un tempo, senza che il mercato ne abbia paura».
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