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il caso ustica a matrix

La moglie dell’uomo radar: mio marito è stato ucciso

La moglie dell’uomo radar: mio marito è stato ucciso

SASSARI. Il Dc9 Itavia Bologna-Palermo, precipitato nel mare di Ustica la sera del 27 giugno 1980 con 81 persone a bordo, fu abbattuto da un missile lanciato da un caccia francese. Un film-inchiesta...

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SASSARI. Il Dc9 Itavia Bologna-Palermo, precipitato nel mare di Ustica la sera del 27 giugno 1980 con 81 persone a bordo, fu abbattuto da un missile lanciato da un caccia francese. Un film-inchiesta della tv a pagamento francese Canal Plus rilancia un'ipotesi per la verità non nuova, ma la supporta con nuove prove e testimonianze. Secondo l'inchiesta di Canal Plus, messa in onda ieri sera dal programma Matrix su Canale 5 e condotto da Luca Telese, il Dc9 Itavia si trovò all'interno di un drammatico scenario di guerra e finì per essere colpito da un jet francese decollato dalla base di Solenzara, in Corsica: la sera del 27 giugno di 36 anni fa era in corso un'operazione coperta che aveva come obiettivo l'abbattimento di un aereo sul quale viaggiava il dittatore libico Muammar Gheddafi.

È un altro piccolo pezzo che va giù di quel vergognoso muro di gomma che ha nascosto la tragedia di questo mistero italiano nel quale depistaggi, menzogne e inchieste infinite si sono intrecciate con una lunga teoria di morti sospette legate in qualche modo alla strage di Ustica. Come quella del maresciallo dell'Aeronautica Alberto Dettori. Sardo di Pattada, Dettori era radarista nella base di Poggio Ballone, vicino a Grosseto, ed era di turno la sera del 27 giugno di 36 anni fa. Vide quindi tutto. Per lui quei punti luminosi sugli schermi che saettavano intorno al Dc9 Itavia non avevano segreti. Quando la mattina dopo tornò a casa, era agitatissimo. Con la moglie e la cognata si fece sfuggire solo alcune frasi che però facevano intuire il dramma di un uomo perbene che sentiva un segreto spaventoso devastargli la coscienza.

Lo trovarono impiccato a un albero il 30 marzo 1987, vicino al greto del fiume Ombrone, nel Grossetano. Aveva solo 38 anni. A Matrix, hanno trovato spazio anche i dubbi e i tormenti della moglie e della figlia di Dettori che hanno rotto il silenzio per far emergere quello che per loro è molto di più di un sospetto. «Alberto è stato ucciso – ha detto infatti la moglie del maresciallo di Pattada, Carla Pacifici – e questo l'hanno capito tutti. Io mi auguro prima di morire di sapere come e perché è morto mio marito».

Anche la figlia di Dettori, Barbara, non crede al suicidio del padre: «La speranza è che si vada avanti e che si arrivi alla verità sia per i familiari delle vittime del Dc9 e sia per noi, che siamo ugualmente vittime. Perché nostro padre è stato ammazzato per ragion di Stato. Quella notte al radar ha visto cose anomale. Per qualcuno evidentemente è stato più facile ammazzarlo che farlo vivere».

La mattina dopo la strage Dettori disse alla moglie: «Stanotte è successo un casino, qui finiscono tutti in galera. Siamo stati a un passo dalla guerra». Ma quel segreto era troppo grande per restare sepolto nella sua memoria. Era un qualcosa che lo indignava e lo corrodeva dentro. Così si mise in contatto con un capitano dell'Aeronautica, Mario Ciancarella. Lo aveva conosciuto qualche anno prima a una riunione dei “militari democratici” e in lui aveva una grande fiducia. Ciancarella che, dopo essere stato radiato dall’Arma azzurra, fa il libraio raccontò alcuni anni fa: «Dettori era agitato. Mi disse subito: “Siamo stati noi a tirarlo giù, capitano, siamo stati noi”. Parlava del Dc9 dell’Itavia finito nel mare di Ustica con 81 persone a bordo. Alle mie domande rispose: “Ho paura, capitano, non posso dirle altro al telefono. Qui ci fanno la pelle».

Prima i silenzi e poi le bugie delle autorità francesi su un loro possibile coinvolgimento nella strage di Ustica furono smascherati la prima volta dalla testimonianza del generale dei carabinieri Nicolò Bozzo (braccio destro di Carlo Alberto Dalla Chiesa) che il giorno di Ustica era in vacanza a Solenzara. Fu lui a dire: «La base non era chiusa, come dicono i francesi, quella sera era un via vai di aerei militari». Poi arrivò nel 2007 la dichiarazione di Francesco Cossiga: «Il Dc9 è stato abbattuto dai francesi con un missile». E infine i documenti arrivati tre anni fa dalla Nato, in risposta a una rogatoria della procura della Repubblica di Roma, che confermavano un intenso traffico aereo militare nel basso Tirreno la sera del 27 giugno 1980. E alcune tracce radar partivano proprio dalla Corsica.

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