Il leader giura: sì all’indipendenza
Nel comizio: «Questa è la mia ultima occasione per sfrattare Renzi»
CAGLIARI. Niente più denti da lupo, basta azzannare i terroni, Addio, alla vecchia e sconveniente maschera da «presto ci sarà la guerra civile» di neanche molti anni fa. Seppure quella nuova, nazionalista e molto poco europea, ovunque accenda animi e bombe carta dei centri sociali. Ma «cari miei, questa fa presa», sugli elettori che oggi se la prendono con immigrati, gay e qualunque altra diversità. La metamorfosi di Matteo Salvini, meno della Lega, è stata forte. Felpa compresa, dalla cintola in su, nella testa, anche se parla ancora alla pancia di chi lo ascolta. Intorno ai trecento in mezza giornata a Cagliari, più gli incontri, tanti, al mercato,
Nuova maglia. Il Mezzogiorno non è più un nemico per Salvini, chissà se lo ama davvero, certo lo indossa. Stavolta ha stampato «Cagliari», ovvio, in giallo su sfondo azzurro, e i 4 Mori, rossi e bianchi, per lo scudetto sul petto. È il regionalismo messo assieme poco prima all’aeroporto, con un cambio volante, consigliato da chi – Daniele Caruso – l’ha chiamato. Per poi cominciare la giornata con un bel po’ di effetti speciali: «Sono milanese, ma non colonialista», «voglio darvi una mano, non sono venuto qui a insegnarvi niente», «siete un popolo fiero, adoro gente come voi», e ancora «diffidate dai finti autonomisti: appena sono a Roma. vi fanno diventare carne da macello». E continuarla con il taglio del nastro, verde smeraldo, della prima sezione sarda di «Noi con Salvini». Che alle prossime elezioni comunali starà come sempre col centrodestra per «azzerare tutte quelle giunte rosso-arancioni capaci d’inventarsi piste ciclabili, dieci rotonde e in Sardegna aumentare la disoccupazione giovanile del 50 per cento e l’emigrazione d’altrettanto». Al coordinatore di Fi, Ugo Cappellacci, dirà: «Dobbiamo sentirci subito. Da voi c’è troppo sbandamento, dobbiamo compattarci. Ho solo un’ultima chance per sfrattare Renzi, questa».
Nuova faccia. Il resto della metamorfosi è altrettanto evidente. Senza il Sud o comunque neanche una fetta dopo Roma , in futuro per il «capitano», come si fa chiamare fra la gente e sui social, sarà impossibile scalzare l’altro Matteo. Allora bisogna farseli amici, quelli del Mezzogiorno, o come minimo convincerli a essere degli «entusiasti fiancheggiatori», che «sfuggono alla rassegnazione, allo strapotere della sinistra, all’arroganza dell’Europa» e «saranno così capaci di contaminare il mondo», dirà nel bel mezzo del comizio. S
Colonna sonora. Se poi una cantante folk gli confesserà di non aver dormito tre notti per scrivere in cagliaritano (testo italiano consegnato all’ospite) una canzone il cui ritornello fa pressappoco così «mancu is cannonis abbattinti cust’omini coraggiosu», Salvini già da oggi può lasciarsi andare a diverse licenze. «Porte aperte, anche quelle di casa mia, a chi fugge dalla guerra, gli altri sulla prima zattera e via». Oppure «vogliono trasformare la Sardegna nell’isola degli immigrati, macchè dovrebbe essere una delle capitali del turismo, ma senza aerei resterete inchiodati in terra». O, rivolto al movimento Anti-Equitalia, «è questa la terra in cui sperimentare un’imposta uguale per tutti del 15 per cento».
Messaggi coriandolo. «A Renzi dico di non calarsi le braghe a Bruxelles come fa ora, a Pigliaru (sbaglia l’accento) che non può farsi infinocchiare sempre da Roma e a voi sardi: se volete il referendum per l’indipendenza, lo faremo assieme». Saranno i seggi a rivelare e chissà fra quanto se la folla d’ogni età in fila per foto ricordo, autografi, pacche sulle spalle e lettere-appello, voterà chi un attimo prima aveva detto: «Chissenefrega se i rossi mi danno ancora del fascista, dell’omofobo e del razzista».
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