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Bullismo a Nuoro, il caso arriva in classe. I professori: stop ai persecutori

di Stefania Vatieri
Bullismo a Nuoro, il caso arriva in classe. I professori: stop ai persecutori

La denuncia dei genitori della dodicenne additata dai compagni come “porta iella” scuote la città. Uno studente: non è un episodio isolato. L’insegnante: finalmente qualcuno ha il coraggio di parlare

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NUORO. Ieri in città non si parlava d’altro. L'inquietante vicenda che ha visto protagonista una dodicenne nuorese additata come "porta jella" e perseguitata per mesi da insulti e maldicenze da numerosi suoi coetanei, ha aperto una ferita che difficilmente si rimarginerà. Tutti ieri si interrogavano sul fenomeno del bullismo tra i banchi, in particolare lungo i corridoi scolastici. La notizia infatti arriva in un momento particolarmente delicato per le scuole del capoluogo - che al momento mantengono il massimo riserbo sulla questione -, alle prese quotidianamente con genitori disperati, giovani studenti maltrattati dai loro stessi compagni, denunce e ricatti. Sono stati tanti gli insegnanti che ieri mattina con il giornale aperto tra le mani hanno preferito alla classica lezione di italiano o matematica, raccontare con il cuore in mano la storia della sfortunata ragazzina di appena 12 anni.

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Gli studenti. Dalle prime ore del mattino infatti nella maggior parte degli istituti scolastici cittadini è stata portata tra i banchi la vicenda che ha coinvolto la giovane studentessa di seconda media. «Appena ci siamo seduti la nostra insegnante ci ha letto la storia e alla fine del racconto ci ha detto: ricordatevi cari ragazzi che da un momento all'altro ci potreste essere voi al suo posto, non fatevi trascinare da chi queste cose le fa ma anzi opponetevi e aiutate chi in quel momento è più debole – racconta uno studente all'uscita di scuola –. Lo so è una cosa brutta quella che è stata fatta alla ragazza, ma tutti noi in un modo o nell'altro veniamo presi di mira per qualcosa. A me per esempio dicono che sono scemo minacciandomi poi di picchiarmi, ma io sono più grosso e più alto di loro», conclude con un sorriso il giovane.

Gli insegnanti. Tanta è stata anche la solidarietà dimostrata ai genitori della ragazzina da parte di numerosi genitori e studenti, gesti che hanno tagliato come un coltello la spessa coltre di silenzio che ha accompagnato la mattinata di ieri. «Non eravamo a conoscenza di questa triste storia – commentano sgomenti alcuni insegnanti all'ingresso di una scuola –. Siamo contenti che finalmente qualcuno abbia avuto il coraggio di parlare perché il problema del bullismo è costante e sempre più presente. Noi insegniamo in una scuola elementare e possiamo assicurare che già in terza, cioè a 9 e 10 anni, ci sono i cosiddetti bulli».

La famiglia. Il triste episodio, portato alla luce dai coraggiosi genitori della dodicenne - che al momento preferiscono non aggiungere altro - ha scoperchiato un vero e proprio "vaso di Pandora", contenitore di tutti i mali del mondo secondo la leggenda, portando a galla luci e ombre di un disagio giovanile fuori da ogni controllo.

La black list. Alcuni genitori di quei ragazzi finiti nella lista nera dei bulli si sono sfogati duramente sull'accaduto definendo l'istituzione scolastica un vero fallimento. «Siamo disgustati dal modo in cui è stata trattata l'intera vicenda – commentavano ieri mattina –. Non dobbiamo dimenticarci che la famigerata black list è stata compilata sia dalla ragazza oggetto di vessazioni, che dai ricordi di un'amichetta. Quindi, convinti più di tutti che occorra al più presto scovare i veri prepotenti, che di certo non saranno né cento né cinquanta, ci riserviamo il diritto di pretendere che i nostri figli non vengano trattati come i colpevoli o presunti bulli dal momento che è tutto da dimostrare chi e cosa in realtà è stato commesso». Nel frattempo la questura sta indagando sull'accaduto per chiarire al meglio l’episodio e le responsabilità.

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