La Nuova Sardegna

Mustaro: «Centri di ascolto nelle scuole»

di Paolo Merlini
Mustaro: «Centri di ascolto nelle scuole»

Il vice questore: «Può essere un modo per battere il fenomeno. Più controlli sui social network»

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NUORO. La nuova frontiera delle prepotenze fra giovanissimi si chiama cyberbullismo. È il bullismo del terzo millennio, dove il Franti di turno è armato di smartphone e tablet, conosce alla perfezione l’uso dei social media e sa che una sofferenza inflitta sul web o via whatsapp fa più male di qualsiasi altra. «È un fenomeno in crescita di anno in anno, anche se la provincia di Nuoro è in linea con le statistiche nazionali. Qui purtroppo si registra un aumento del bullismo al femminile», dice Fabrizio Mustaro, vice questore e capo della squadra mobile della questura di Nuoro, ma anche coordinatore dell’Osservatorio territoriale sul bullismo, istituzione nata nel 2007, per prima in Italia, proprio con Mustaro, un anno prima che il ministero della Pubblica Istruzione ne decretasse l’apertura in tutto il territorio nazionale. Quasi dieci anni di attività, dunque, di un osservatorio all’avanguardia che ha analizzato e contribuito a risolvere numerosi casi di prevaricazione tra giovanissimi, fornendo un valido aiuto alle scuole della città e della provincia.

Mustaro non interviene nel caso specifico della ragazzina alla quale è stata affibbiata la patente di iettatrice («ce ne stiamo occupando come questura, non mi sembra corretto parlarne»), ma spiega che per combattere questo tipo di fenomeni è necessaria un’assunzione di responsabilità, che deve riguardare in primo luogo i ragazzi ma deve avvenire attraverso la famiglia e la scuola. «Oggi internet è uno spazio deresponsabilizzato – dice il capo della mobile nuorese – e a farne le spese spesso sono i più giovani. Il bullismo corre su Facebook e su Whatsapp, causa gravi sofferenze. Da parte dei genitori c’è la tendenza a concedere l’uso del cellulare ai propri figli sin da giovanissimi, dalle prime classi elementari. Personalmente lo ritengo sbagliato, ma l’importante è esercitare una funzione di controllo. Ai nostri figli occorre ricordare sempre che a ogni azione potenzialmente negativa corrisponde una precisa responsabilità, non si tratta di un gioco: se non faccio i compiti ricevo una nota, se do un pugno ne pago le conseguenze. Insomma, credo che genitori e insegnanti – continua Mustaro – non possano sottovalutare questi comportamenti, ma debbano affrontarli». Ma come comportarsi di fronte a un episodio di bullismo a scuola? «Il confronto faccia a faccia tra persecutore e vittima non serve, perché sarà sempre la vittima a pagarne le conseguenze. Il problema va affrontato attraverso il confronto in classe, possibilmente con i genitori degli alunni e tutti gli insegnanti», dice Mustaro.

Le scuole lamentano la mancanza di fondi per attuare politiche di prevenzione sul fronte di tali fenomeni, almeno questa è la giustificazione più diffusa per motivare una sostanziale inerzia su questi temi. «È vero che le scuole non hanno fondi a disposizione, ma è anche vero che da parte di alcune scuole c’è un sostanziale disinteresse per le attività che, come osservatorio, possiamo mettere in pratica. A questo proposito, abbiamo molte aspettative verso un progetto di veri e propri sportelli nelle scuole per il quale abbiamo richiesto l’aiuto finanziario della Fondazione Banco di Sardegna. Prevede l’apertura, per uno o due giorni la settimana, di uno sportello antibullismo nei principali istituti, dove i ragazzi possano interagire con esperti della materia. Oggi un ragazzo su tre è stato vittima di episodi di bullismo, occorre prenderne coscienza. In passato – prosegue Mustaro – c’erano più anticorpi, sociali e individuali. Al contrario, in molti genitori oggi c’è la tendenza a sostituirsi ai figli, ad assumersi responsabilità alle quali invece bisognerebbe educare i propri ragazzi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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