Pd, è il giorno della verità Lotti: «Basta con i litigi»
Oggi a Oristano la direzione regionale dopo lo strappo fra Soru e gli alleati Il braccio destro di Renzi media: «Ho trovato un partito in splendida forma»
CAGLIARI. La cena del venerdì è andata persino molto meglio del previsto. Quarantott’ore fa, a tavola, il Pd s’è comportato bene, con stile, senza far volare coltelli e bicchieri com’è accaduto invece nelle settimane calde di una crisi interna non ancora aperta. Che però stamattina, a Oristano, in direzione, dovrà essere «chiarita per forza», e con tutti che alla vigilia dicono convinti: «Dobbiamo confrontarci a viso aperto, dalla composizione della segreteria di Soru in giù». È stato questo il patto del buffet. Cena da cui generali, colonnelli, caporali di giornata e invitati, in tutto erano 180, sono andati via abbastanza sorridenti, dopo aver raccolto 17mila euro per la prossima campagna elettorale, le amministrative a Cagliari. Ma chiuso alla grande il vertice conviviale, fanno sapere gli organizzatori, oggi è la colazione mattutina, a rimettere in allarme i Democratici. In sostanza, finita la festa del venerdì, il Pd ritornerà a massacrarsi?
Lotti pensiero. «Trovate una soluzione e basta con le faide», è stata questa la missione neanche tanto segreta dell’ospite d’onore della serata cagliaritana. Era Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, molto ascoltato da Matteo Renzi, e che per la sua sponda in Sardegna, il consigliere regionale Gavino Manca, «continua a essere fra i primi a pensare all’isola nelle stanze dio Palazzo Chigi». Ribattezzato subito il «nostro ministro» e nell’attesa di partecipare al Job day sul turismo, Lotti ha detto: «Ho trovato un partito in splendida forma e spero che mantenga la stessa vitalità fino alle amministrative che dovranno vederci vincitori anche in Sardegna». Ha escluso di aver tessuto la tela, o vestito i panni del mediatore. Si è limitato a un più prosaico e stringato: «Non si può sempre litigare». È se fosse stato questo il suggerimento, semplice semplice, arrivato da chi naviga ogni giorno nella burrasca ma resistente agli ammutinamenti? Chissà, però anche questo «finiamola e finitela» potrebbe bastare per rimettere assieme, anche se non da subito, le correnti del Pd sardo.
Troppe anime. Due si sono divise da poche settimane dopo aver eletto assieme il segretario, Soru appunto, alla fine del 2014. La storia del divorzio è nota. I soriani sono rimasti da soli nel fortino, mentre è stato il gruppo dei popolari-riformisti di Cabras e Fadda a uscire dalla porta principale. C’è una terza anima, quella composta dai renziani della prima ora e dagli ex Diesse, finora in minoranza ma forse destinata a entrare in una maggioranza allargata. In cui potrebbero essere coinvolti anche gli ex civatiani della Traversata.
La soluzione. Nell’aria, anche se ancora all’orizzonte, c’è di fatto un altro «insieme appassionatamente» ma dalle regole più ferree soprattutto sul dialogo interno . A cominciare da un rimpasto sempre con Soru in cima e poi l’ingresso nella segreteria di diversi uomini forti. Alla vigilia della direzione, ci sono starti alcuni incontri preparatori. L’esito è rimasto segreto ma con una certezza: oggi, a Oristano, non ci saranno defezioni. Come finirà è un altro discorso: alla cena , nessuno ha trovato la sfera di cristallo sul tavolo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
