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Amal chiamato speranza: vita in un mondo in guerra

Amal chiamato speranza: vita in un mondo in guerra

“Il grande futuro” di Giuseppe Catozzella, narrazione tra leggenda e presente Un ragazzo arabo tra conflitti, amicizia e il sogno di un futuro migliore

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Giuseppe Catozzella ringrazia Alì per avergli «raccontato della sua vita tutto ciò per cui ha trovato le parole». A quell'incontro e all'esperienza «nel deserto al confine tra Somalia e Kenya per vedere con i miei occhi», come dice lo scrittore, è ispirato Il grande futuro (261 pagine, 16.00 euro), il nuovo suo romanzo, pubblicato da Feltrinelli. Con la storia della giovane atleta di Mogadiscio, migrante clandestina, Samia, raccontata in “Non dirmi che hai paura” Catozzella, che è Goodwill Ambassador Onu, ha venduto 100 mila copie e vinto il Premio Strega Giovani 2014.

Questo nuovo romanzo di formazione, che si muove tra leggenda e presente, vede un bambino, figlio di un pescatore musulmano e di una donna di origini beduine, nato su un’isola dove è guerra tra Esercito regolare e Neri, saltare su una mina che gli sventra il petto e salvarsi grazie al cuore di una donatrice cristiana. È lui Alì ribattezzato dopo l'incidente, dalla fiera madre Fatima, Amal, che in arabo significa speranza. Due nomi e tante trasformazioni attraversano la sua vita che parte in un clima di violenza senza fine, seguendo un sogno di amicizia: servo, figlio di servi pescatori Amal è amico di Ahmed, figlio del signore del villaggio, con cui fa progetti e divide le attenzioni di Karima. Ma le tensioni del villaggio in cui sono nati divideranno le strade dei due amici e li porteranno a combattere su fronti opposti. Amal con i Neri dell'islam radicale che combattono la guerra di liberazione e Ahmed con i cosiddetti Regolari dell’esercito di cui diventa il più valoroso, Omar il Grande.

«Quella lotta eravamo noi, due amici destinati alla nascita a diventare nemici» dice. Prima di prendere questa strada Amal resta nel villaggio di pescatori che anche suo padre Hassim ha lasciato, è solo «negli affetti, negli amori» e il mare diventa il suo «alleato migliore» racconta. Il passo successivo è la partenza per la Grande Moschea del Deserto dove «il tempo era fermo, e così era lo spazio» e dove tutto per lui è preghiera e meditazione, puro Islam. Resiste ai reclutamenti ma alla fine si arruola. «Fu pochissimo, e fui uno di loro. Fu pochissimo, e divenni un Nero», dice Amal che prima di combattere deve imparare però a controllare la rabbia e, in un primo tempo, gli viene per questo assegnato il compito di scrivere biglietti da lasciare sui luoghi delle azioni. Ma alla fine riesce a diventare «guerriero di luce» fino allo scontro con l'amico/nemico Omar il Grande.

«Oggi, Alì dedica le sue giornate a tenere i bambini del villaggio lontani dalla guerra» spiega Catozzella che con questa storia ci fa riflettere su quel «grande futuro» che non è un unico destino. (red. c.)

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