La Nuova Sardegna

Il violino di Gidon Kremer Emozioni in concerto

di Antonio Ligios

Sassari, successo per l’esibizione nella rassegna “Grandi interpreti della musica” Sul palco anche la pianista Yulianna Avdeeva e l’orchestra Kremerata Baltica

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SASSARI. Grande successo al Teatro Comunale per il concerto inaugurale della stagione dei “Grandi interpreti della musica”, organizzata dalla Cooperativa Teatro e/o Musica. Protagonista di questa prima manifestazione era uno dei più grandi violinisti di tutti i tempi, il lettone Gidon Kremer, musicista originalissimo e dal repertorio eccezionalmente ampio, che spazia dalla musica barocca sino a quella del XXI secolo.

Kremer si è presentato a Sassari con la Kremerata Baltica, orchestra da camera da lui fondata nel 1997 e costituita da giovani musicisti provenienti dai paesi baltici, e la pianista Yulianna Avdeeva, vincitrice nel 2010 del prestigioso Concorso Chopin di Varsavia. Diciamo subito che si è trattato di un concerto emozionante, che ha messo in evidenza la grande statura musicale degli interpreti e una qualità complessiva molto alta, ma che ha suscitato anche qualche perplessità. Il concerto si è aperto infatti con Bilder aus Osten (Immagini d’Oriente) op. 66 di Schumann, sei ‘improvvisi’ scritti nel 1848 per pianoforte a quattro mani. Musica di grande suggestione, alimentata da quel gioco di rinvii letterari e musicali tipici del compositore, e interpretata dalla Kremerata con una morbidezza e una duttilità agogica magistrali, ma la trascrizione non funziona. Domanda: con tutto il repertorio originale esistente per orchestra d’archi è proprio necessario andare a trascrivere quello più idiomatico come quello pianistico ottocentesco? Kremer ha poi proposto il Concerto in re minore MWV 03per violino e archi di Mendelssohn, scritto nel 1822 (l'autore aveva appena 13 anni) e destinato alle soirées musicali che si organizzavano tutti i sabati nella ricca e accogliente casa berlinese del compositore. Pezzo brillante, non bellissimo, poco significativo all’interno del vasto repertorio violinistico. Kremer ha comunque dato in questo lavoro un perfetto saggio della sua grandezza di musicista e violinista, dispensando nel fraseggio un’eleganza dal sapore neoclassico e la magia del “suo” suono, inimitabile anche se non supportato da una grande corposità.

Tutta la seconda parte del concerto era infine occupata da un lavoro di Mieczysjaw Weinberg, compositore russo di origine polacca, scomparso nel 1996. Anche se le sue opere non sono molto eseguite in occidente, Weinberg è sicuramente uno dei più rilevanti compositori sovietici del Novecento, degno di figurare accanto a Prokofiev e Shostakovich. La Kremerata e la Avdeeva hanno interpretato in modo assai convincente il Quintetto op. 18, concepito negli anni della Seconda guerra mondiale, e quindi improntato al clima emotivo ed estetico della musica di quegli anni, fatto di un certo gusto per il grottesco, di uno spiccato cromatismo nella gestione del materiale tematico e di una marcata percussività ritmica.

Ripetiamo, niente da dire sull’esecuzione, impeccabile e pienamente rispondente alla natura dell’opera, con un apporto magistrale della Avdeeva, anche se la manomissione della partitura per pianoforte orchestra ci ha lasciato francamente perplessi.

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