Nel paese: è pronto, ma non apre
Il centro del Goceano punta sulla struttura che potrebbe portare nuova linfa
BONO. C’è una domanda che è meglio non fare ai cittadini di Bono: perché la struttura sanitaria di Bicoleddu non è mai partita? Capiscono subito dove si vuole andare a parare. «Eh...il nuovo centro non parte perché è un continuo rinvio su rinvio. Sai com’è, la politica». Già, la politica, la stessa che ha fatto piovere su un paese di poco più di 3.500 abitanti una vagonata di non meglio precisati finanziamenti pubblici. A Bono, l’uomo vicino ai Randazzo è Bachisio Molotzu, ex consigliere provinciale a Sassari nei primi anni ’90 e fondatore dell’Aias cagliaritana, oltre che consigliere dell’associazione nazionale e una vita politica democristiana di lungo corso alle spalle. Se poi si chiede in che modo siano arrivati questi milioni (all’epoca c’erano le lire) le bocche iniziano ad asciugarsi. «Come sono arrivati soldi è un segreto – dice Natalino Corrai –. Eppure il centro è pronto ma non funziona, e nessuno ci è mai entrato. L’unica cosa che sappiamo è che ci sono le luci perennemente accese da anni». Quello che non viene detto a parole traspare dallo sguardo. La vicenda dei maltrattamenti nel centro Aias di Decimomannu ha fatto sobbalzare in molti a Bono. E con una struttura a due passi da casa c’è chi ci pensa due volte prima di parlare. «Non sono cose belle – commenta Benito Bellai – soprattutto per chi ha un figlia che soffre di una sindrome come me, che l’ho affidata nelle mani di una struttura Aias. Però qui a Bono le cose vanno bene: mai avuto un problema». Ma nell’ultimo periodo, nel centro di Bono – ospitato in una vecchia struttura della diocesi – qualcosa è cambiato. «Negli ultimi due mesi – continua l’uomo – hanno modificato le regole. In pratica, ci fanno aspettare nel corridoio, mentre prima eravamo liberi di entrare anche all’interno. Ho pensato che fosse una questione di privacy, cosa che tra l’altro non mi disturba». Quindi il centro funziona bene? «Io credo che i malati siano trattati abbastanza bene. Il personale è gentile e il dottor Ena (uno dei medici della struttura, ndr) è di Bono: lo conosciamo tutti e ci fidiamo». In paese è da anni che tutti aspettano l’inaugurazione del nuovo centro. Nel frattempo, si vocifera che ci sia una ditta locale al lavoro per rifare le recinzioni e i parcheggi interni. Giovanni Pinna è un arzillo novantenne che Bono lo conosce come le proprie tasche: «In passato i finanziamenti piovevano dal cielo – spiega l’anziano – e le imprese edili andavano forte. Ora c’è solo disperazione e i nostri ragazzi sono tutti a spasso. Certo che se il nuovo centro aprisse sarebbe una boccata d’ossigeno per il territorio». (s.s.)
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