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Al Man di Nuoro “Arte in Sardegna” dedicata agli anni 80 e 90

NUORO. “Arte in Sardegna” è la seconda tappa del programma triennale del Man "La costante resistenziale", dedicato allo studio delle ricerche più innovative che, a partire dalla fine degli anni...

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NUORO. “Arte in Sardegna” è la seconda tappa del programma triennale del Man "La costante resistenziale", dedicato allo studio delle ricerche più innovative che, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, hanno caratterizzato la scena artistica regionale. A un anno dal primo evento dedicato al periodo 1957-1983, la mostra "80-90", a cura di Antonella Camarda e Rita Pamela Ladogana, propone un confronto con la complessità del campo culturale sardo attraverso una visione polifonica dell'arte visiva dell'ultimo ventennio del Novecento. Il progetto mira a descrivere eventi ed esperienze sviluppatesi sul territorio isolano, al fine di proporre una visione d'insieme del tessuto artistico e della critica che ne ha supportato lo sviluppo.

Due decenni caratterizzati in egual misura da continuità e cambiamento, in cui coerenza e sperimentazione convivono in una scena articolata che, venute meno le tensioni ideologiche degli anni Settanta, vede il consolidarsi di itinerari individuali e l'emergere di nuovi protagonisti. Nonostante il discorso sull'identità non sia certamente estraneo agli artisti operanti in Sardegna, più che una rivendicazione di specificità locali in senso collettivo, a prevalere sono le esigenze di determinazione del sé individuale, di promozione della propria ricerca personale fuori dall'adesione a specifiche correnti. La tensione verso una dimensione esistenziale è del resto in linea con il contesto generale degli anni Ottanta: età dei sentimenti e del privato, della citazione e dei media, della fine dell'ideologia, della sperimentazione, a volte effimera, di nuovi linguaggi, nuovi materiali e dei primordi della rivoluzione digitale.

Negli anni Novanta, se la chiusura a Cagliari della Galleria Duchamp e a Nuoro della Galleria Chironi 88 mostra la vulnerabilità del sistema dell'arte in Sardegna, vecchie e nuove generazioni di artisti e critici trovano spazi diversi e nuovi impulsi, anche grazie al sostegno di alcune amministrazioni, che promuovono politiche di acquisizione ed eventi dedicati alla scena artistica locale. Diventano importanti le ricerche autobiografiche, il dialogo tra alterità e identità, l'indagine sempre più approfondita del rapporto con lo spazio e le pratiche legate all'uso del corpo, declinate in differenti direzioni. Il percorso della mostra si chiude con la fine del millennio, segnato idealmente dalla mostra “Atlante. Geografia e Storia della Giovane Arte Italiana,” curata nel 1999 a Sassari da Giuliana Altea e Marco Magnani, nell'ambito della quale si ripensa, con prospettive nuove, il discorso delle geografie culturali, portando avanti un gruppo di artisti emergenti diverso per formazione, linguaggi e istanze, ma accomunati da un'attitudine sperimentale e dall'insofferenza per i limiti - mentali e fisici - isolani.

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