La Nuova Sardegna

Il caso di Bono arriva in Regione Il consigliere: «È uno scandalo»

di Salvatore Santoni
Il caso di Bono arriva in Regione Il consigliere: «È uno scandalo»

Daniele Cocco, Sel, ha presentato diverse interrogazioni: «Si deve fare chiarezza in modo definitivo» Dall’assessorato: «In questi anni non è mai stato richiesto l’accreditamento della struttura»

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SASSARI. Mentre il gigante di cemento resta immobile su Bono, la politica regionale inizia a muoversi. Quei 12mila metri quadri di calcestruzzo che sormontano quella che doveva essere una residenza sanitaria assistita del Goceano, oggi sono uno spreco che scandalizza. Le domande iniziano a farsi sempre più serrate e davanti all’edificio color salmone da 33mila metri cubi potrebbe alzarsi il sipario, mettendo a nudo una delle storie più controverse della sanità sarda. E resta per molti una domanda alla quale rispondere: la Regione è interessata a intervenire? Già da qualche anno in consiglio regionale sono fioccate interrogazioni sul caso ma senza che siano arrivate risposte. E ora se ne aggiungeranno altre. Il primo a fare pressing è il consigliere di Sel, Daniele Cocco: «È uno scandalo: l’assessorato non può esimersi dal dare una risposta immediata».

I nodi. In nodi da sciogliere sono molti. Ma per spazzare via l’alone di mistero che aleggia in Goceano è necessario scoperchiare quello che da più parti è considerato un vaso di Pandora. Dall’assessorato alla Sanità per ora non sono arrivate risposte. Nonostante le sollecitazioni dei consiglieri regionali. Infatti, c’è chi dal 18 settembre 2014 attende di avere notizie.

La Regione. Dall’assessorato alla Sanità fanno sapere che la risposta all’interrogazione del consigliere dovrebbe essere già stata prodotta. Forse a lui verrà notificata nei prossimi giorni: «Non è stato mai chiesto l’accreditamento della struttura e non possiamo obbligare la fondazione a fare alcunché. Il problema è quindi unicamente del privato», spiegano dall’ufficio stampa. I pazienti Aias che oggi vivono in una struttura dotata di personale di livello ma di mura meno confortanti. «I pazienti oggi stanno in una struttura dove non dovrebbero stare assolutamente – sottolinea Daniele Cocco – e l’assessorato non può esimersi da dare una risposta immediata a questo problema».

Bono. E questo succede mentre l’Aias incassa mezzo milione di euro l’anno per tramite del Comune di Bono, che gira all’associazione i fondi che a sua volta arrivano dalla Regione. Nel frattempo, la mastodontica struttura che sorge in regione Bicoleddu appassisce al sole. «Bono è un impegno che ho assunto da tempo – continua il consigliere Cocco – e ho chiesto da tempo di avere le carte o almeno una risposta verbale. In ogni caso, al più tardi martedì mattina mi recherò negli uffici dell’assessorato alla Sanità per parlare con la struttura e capire meglio la situazione di Bono».

Nel frattempo, una trentina di pazienti vivono in un centro Aias che dista mezzo chilometro dal nuovo centro inutilizzato. E la situazione non sembra delle più rosee. Ora in consiglio ci si chiede su che fronte può agire la Regione. «Per esempio ci sono molti contratti in scadenza e quindi dovranno affrontare il problema in maniera stringente – spiega il consigliere di Sel –. Ormai non c’è più tempo per sottovalutare il problema: occorre un tavolo tecnico per stabilire con molta rigidità la salvaguardia dei pazienti e del tipo di assistenza erogata».

In commissione. Il presidente della commissione Sanità, Raimondo Perra (Psi), nelle prossime settimane avrà una situazione complicata da risolvere. Fra i suoi colleghi c’è chi chiede di discutere il caso Aias. «In commissione non abbiamo parlato di questa situazione – spiega il consigliere –. Ho avuto delle richieste di audizione per la situazione di Decimomannu ma non mi pare il caso perché se ne occupa la magistratura». E sul caso del Goceano, la situazione della struttura parcheggiata a Bono? «Su questo – taglia corto – preferisco non rilasciare dichiarazioni».

Aias. Il caso Bono scoppia all’indomani della clamorosa vicenda legata ai maltrattamenti ai pazienti della struttura Aias di Decimomannu. Che a sua volta fa emergere una protesta sindacale che covava da tempo sotto la cenere. La questione è quella del ritardo nel pagamento degli stipendi dei dipendenti dell’Aias, una situazione che va avanti da parecchio tempo e per la quale non si intravede ancora la soluzione. Le strutture dell’Aias sono tutte convenzionate con le Asl. Il problema che spesso ha posto il cda dell’associazione è che le Asl non pagano per tempo e quindi a cascata è difficile pagare i dipendenti.

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