La Nuova Sardegna

«Una polemica senza fondamento»

di Domenico Canu
«Una polemica senza fondamento»

Domenico Canu, il direttore generale scelto dal cda, risponde ai rilievi e ai dubbi di Giulio Angioni

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di Domenico Canu

Apparire sulle pagine di un giornale causa sempre una reazione di preoccupazione o compiacimento, a seconda dei casi. Sulla pagina culturale della Nuova apparire come soggetto misterioso, non idoneo a ricoprire la carica di direttore generale dell’Isre, mi spinge a scrivere queste brevi considerazioni giusto per stabilire un quadro di informazione e di conoscenza utile a chi legge.

Non sono informato sulle specifiche modalità di valutazione delle professionalità che hanno concorso al bando dell'Isre; personalmente ho aderito alla manifestazione d'interesse, posto che ho i requisiti richiesti dal bando medesimo e successivamente ho avuto notizia della nomina che mi riguarda. La mia competenza e formazione professionale le ho maturate in luoghi diversi e residualmente in Italia perché trent'anni fa le logiche che ispiravano il conferimento di incarichi e cariche, non erano molto diversi dagli attuali e pertanto, animato da entusiasmo giovanile e da un'etica che non ammetteva compromessi ideologici, sono andato via dall'Italia, dalla Sardegna.

Sulle conoscenze in architettura medica, che preferirei chiamare edilizia sanitaria, ho larga esperienza e le soddisfazioni maggiori le ho avute a Berlino e non certo in Sardegna, la mia terra, ma dei beni etno-demo-antropologici mi sono occupato parecchio, per motivi professionali e, soprattutto, per passione e interesse personale. Pochi sanno che il convegno sulla lingua sarda con la più vasta partecipazione di studiosi provenienti da sei nazionalità diverse è stato organizzato a Berlino, con la collaborazione scientifica della Freie Universitaet, dal Sardisches Kultur Zentrum, di cui sono stato presidente per alcuni anni e che la cultura sarda è stata presente in Germania con i più autorevoli rappresentanti nel campo musicale, letterario, artigianale e fotografico, anche per mia modesta iniziativa, dettata esclusivamente dal piacere di mantenere un rapporto con la terra che non mi aveva dato alcuna opportunità.

In ogni modo, per tornare sul punto, all'interno della struttura organizzativa dell'Isre è presente un comitato scientifico, un direttore scientifico e altre figure preposte che si occupano della disciplina etno-antropologica in modo specifico; il coordinamento e le scelte strategiche sono poste in capo al direttore e al consiglio di amministrazione. Il dirigente di una qualsiasi struttura organizzata deve possedere i requisiti aderenti alla materia trattata, questo è ovvio, ma anche capacità organizzative e gestionali; in tal modo può raggiungere grandi risultati motivando e stimolando ogni singolo collaboratore per un efficace lavoro in team.

Ho i requisiti richiesti, come ho già precisato, e forse tali requisiti non li hanno coloro che hanno curricula adeguati, ma con spirito olimpico ho sempre sostenuto “vinca il migliore” anche se un amico mi ha ricordato che raramente vince il migliore.

Se ha un valore vorrei chiosare precisando che parlo, leggo e scrivo, oltre che l'italiano, anche il tedesco, . il francese e l'inglese, non per interesse culturale ma perché costretto dalle peregrinazioni giovanili. Le mie scelte professionali e di vita sono state orientate allo spirito deleddiano che spinge la conoscenza oltre i confini e oltre l'isolamento e non quello di Sebastiano Satta che esorta a restare solo chi ha salde radici; quest'ultima vicenda non ha il significato di rientro all'ovile ma costituisce una sfida per valorizzare quanto ho amato e amo.

Quanto accade riporta alla mente il “Gattopardo” poiché chi professa un cambiamento in realtà propende al non cambiare nulla.

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