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«Sembrava di vedere la scena di un film»

«Sembrava di vedere la scena di un film»

Gli studenti della Scuola nautica hanno assistito alla sparatoria nascosti nell’aula con le luci spente

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SASSARI. I finestroni della Scuola Nautica si affacciano proprio sul caseggiato della Mondialpol Sardegna. Alle 20, nell’aula, c’erano una ventina di studenti. «Abbiamo sentito delle esplosioni – racconta Carlo Fresi, ventiquattro anni, sassarese – all’inizio ci siamo guardati perplessi, qualcuno era convinto fossero i botti per una festa».

Ma poi le raffiche hanno assunto un suono ben differente: «Io vado spesso a caccia, so riconoscere bene il rumore di uno sparo. E quelli che sentivo erano sicuramente colpi di fucile». Allora i ragazzi sono corsi alle finestre per vedere cosa stesse succedendo.

«Era una scena da film. Si sentivano gli spari che provenivano dalla strada, ma anche i colpi che partivano dalle finestre della Mondialpol. Avrò sentito almeno una trentina di spari. Una roba che mai mi sarei immaginato».

Alcuni ragazzi restano alla finestra a guardare, mentre altri si allontanano. La situazione è ad alto rischio, ci vuole coraggio e una dose di incoscienza anche solo a sbirciare acquattati. «Abbiamo spento le luci dell’aula, perché in questo modo da giù non si vedevano le sagome alla finestra».

C’è molta confusione per strada, ed è difficile capire cosa realmente stia accadendo. «Che stessimo assistendo a una rapina questo era chiaro – prosegue Carlo Fresi – ma sinceramente non sarei in grado di dire chi stesse inseguendo e chi stesse fuggendo. Ho visto uno correre per strada. Era armato e aveva un cappuccio. Secondo me quello che imbracciava poteva tranquillamente essere un kalashnikov. Ma un altro mi è sembrato avesse con sè un fucile a canne mozze. Non saprei dire in quanti erano. A occhio direi circa una decina. Ma la cosa incredibile è la durata di questa sparatoria: non vorrei esagerare, ma secondo me si sono sparati addosso per almeno un quarto d’ora. Sembrava un commando militare».

Poi la banda, dopo avere caricato il contante, decide di fuggire, forse a bordo di un furgone e di un’autovettura. «A quel punto non sono più riuscito a capire cosa stesse accadendo. Ho visto della gente correre, e poi più nulla. Dopo un po’ sono arrivati polizia, carabinieri, e una marea di sirene. Allora abbiamo deciso di scendere per strada anche noi». (lu.so.).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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