La Mondialpol: «Era impossibile fermare l’assalto»
Rita Achenza è la responsabile della sede sassarese: «Le nostre misure di sicurezza sono all’avanguardia»
SASSARI. «Davanti a un commando militare come quello che ha assalto la nostra sede lunedì sera non sono bastate neanche le misure di sicurezza all’avanguardia che la Mondialpol aveva predisposto, investendo grossi capitali, per impedire un assalto di quel tipo».
Due giorni dopo il blitz armato alla sede bunker della società di vigilanza di Caniga, alla periferia di Sassari, da parte di un commando militare, la società con base operativa a Como e diverse sedi nell’isola, tira le somme di quello che è accaduto in quel quarto d’ora di fuoco, prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.
«Siamo certamente preoccupati, ma non sotto choc – ci tende a precisare Rita Achenza, responsabile della sede Mondialpol di Sassari – grazie a Dio stiamo tutti bene e siamo ancora qui. Siamo operatori della sicurezza e nonostante questo il colpo è stato duro, durissimo - aggiunge - ma abbiamo già ripreso l’operatività al cento per cento e ripristinato la sicurezza della sede». Rita Achenza lunedì sera era nel suo ufficio quando, pochi minuti prima delle 20, il commando ha scaricato l’escavatore nel piazzale davanti all’ingresso della sede e ha iniziato a sparare all’impazzata.
«L’assalto – spiega Rita Achenza – è durato pochissimi minuti. Appena gli agenti in sala operativa hanno sentito i rumori che arrivavano dall'esterno - spiega la responsabile della Mondialpol - hanno attivato le procedure d'emergenza sotto il coordinamento della centrale operativa di Como e avvisato le forze dell’ordine». I malviventi non hanno concesso a chi era dentro la sede della società di vigilanza neanche il tempo di pensare. «Contemporaneamente al momento in cui veniva scaricato l’escavatore – aggiunge Rita Achenza – è cominciata una raffica di fuoco concentrata sui muri della nostra sede e in particolare sulla centrale operativa, ma anche sugli uffici. Immediatamente noi abbiamo risposto al fuoco - aggiunge - e nel mentre loro, dopo aver buttato giù due muri di recinzione e una parete, sono riusciti a entrare e poi a prendere il denaro».
La prima stima di undici milioni di euro sembra in realtà ben lontana dalla verità: il denaro portato via secondo alcuni supererebbe i 20 milioni. «Non vi possiamo dare questa informazione» spiega Rita Achenza trincerandosi dietro un no comment, ma alcune indiscrezioni parlano di cifre maggiori di quella comunicata in un primo momento. Ma come è possibile, viene da chiedersi, che polizia e carabinieri siano arrivati a Caniga quando i banditi erano già andati via? «Questo io non me lo posso spiegare – aggiunge Rita Achenza – immagino che le forze dell’ordine siano intervenute il più celermente possibile. Per quanto ci riguarda stanno facendo egregiamente il loro lavoro e stiamo dando loro la massima collaborazione per le indagini. Poi il ritardo è relativo - conclude - in quei momenti il tempo può essere tanto, può essere poco, è certo che i malviventi erano ben organizzati e i minuti che sembravano ore sono stati in realtà veramente pochi». E sui tempi di reazione interviene anche Marco Mura il vicepresidente dell'istituto di vigilanza privata che non polemizza ma precisa: «Non possiamo entrare nel merito delle tempistiche di intervento, le considerazioni con il senno di poi lasciano sempre il tempo che trovano. Non credo si possa aggiungere altro».
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