La Nuova Sardegna

Liberi gli altri ostaggi: «Siamo devastati»

di Fiammetta Cupellaro
Liberi gli altri ostaggi: «Siamo devastati»

Solo 24 ore dopo la morte di Piano e Failla, finisce l’incubo di Pollicardo e Calcagno: i 2 sono in discrete condizioni di salute

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ROMA. Appena 24 ore dopo l’uccisione dei due tecnici della ditta “Bonatti” Fausto Piano e Salvatore Failla giustiziati dai terroristi dell’Is durante un blitz delle forze libiche, sono stati liberati gli altri due colleghi tenuti in ostaggio da un altro gruppo jihadista. Ieri mattina, proprio quando si temeva il peggio, Filippo Calcagno, 65 anni, siciliano di Piazza Armerina, e Gino Pollicardo, 55 anni, ligure di Monterosso, hanno telefonato ai familiari comunicando la notizia che dopo otto mesi erano finalmente liberi. Ore di cautela sul filo Roma-Tripoli, poi la conferma dalla Farnesina: «Calcagno e Pollicardo non sono più nelle mani dei loro rapitori». Incubo finito per le due famiglie che dopo il tragico esito del blitz in cui sono rimasti uccisi Piano e Failla, non avevano più avuto notizie. Si erano aggrappati alle parole del sottosegretario con delega all’intelligence, Marco Minniti: «I due italiani sono vivi», aveva assicurato davanti al Copasir.

Milizia Sabratha: «Nel blitz morti anche due bambini». Come per la morte dei colleghi, anche la dinamica della liberazione di Calcagno e Pollicardo è ancora confusa. In un primo momento, era circolata la voce che i due si fossero liberati da soli. Ma in serata il capo del consiglio militare di Sabratha, Altaher Algrabli ha confermato che i tecnici italiani sono stati liberati attraverso un blitz condotto delle forze di sicurezza libiche. Nello scontro a fuoco sarebbero morte nove persone tra cui due donne kamikaze e tre bambini. Ancora da capire chi li ha tenuti in ostaggio per 228 giorni. L’unica cosa certa, al momento, è che i quattro operai della Bonatti, dopo essere stati rapiti il 20 luglio a Mellitah, sono stati divisi. Ha spiegato ancora Algrabli riferendosi alle milizie jihadiste che tenevano prigionieri Failla e Piano: «Gli italiani rimasti vivi erano prigionieri di un altro gruppo di Daesh».

Il capo della milizia di Sabratha ha precisato che Pollicardo e Calcagno erano tenuti prigionieri in un immobile vuoto e sono stati trovati da una pattuglia del Consiglio militare che ha cacciato il gruppo che li deteneva». Dopo un inseguimento «sono stati uccisi tre uomini, poi due donne hanno attivato le cinture esplosive. Sono rimaste uccise come i tre bambini che erano con loro». I quattro operai sarebbero dovuti essere rilasciati insieme, ma uno dei due blitz si è concluso tragicamente. Giallo sul riscatto che sarebbe stato pagato dal governo italiano. Secondo voci, non confermate, per liberare gli ostaggi della Bonatti, che partecipava alla costruzione del gasdotto per conto dell’Eni, i sequestratori avrebbero chiesto 12 milioni di euro. Una prima tranche di 6 milioni sarebbe stata già pagata.

«Stiamo bene, ma psicologicamente devastati». Barbe lunghe, aspetto provato, dopo aver vissuto per otto mesi con l’angoscia e la paura, i volti dei due ostaggi sembrano invecchiati di dieci anni. Calcagno e Pollicardo sono apparsi in un video pubblicato su Facebook dal Sabratha Media Center, lo stesso network che il giorno prima aveva messo in rete le immagini dei cadaveri di colleghi. Tra le mani un foglietto scritto a mano: «Oggi 5 marzo 2016 siamo liberi e siamo discretamente fisicamente, ma psicologicamente devastati. Abbiamo urgente bisogno di tornare in Italia». Nel biglietto c’è un dato che non torna: reca una data che non è quella di ieri. Non solo. Secondo il sindaco di Sabratha, Hosin al Dauadi, i due italiani «sono stati trovati lunedì» addirittura prima dell’operazione nella quale sono morti i loro colleghi. La famiglia Failla: «Uccisi 24 ore prima. Come è stato possibile?» Gli ostaggi liberati, ripartiranno per Roma non appena terminati gli interrogatori» ha fatto sapere il capo del Consiglio militare di Sabratha. Ma una volta in Italia, saranno ascoltati anche dall pm Sergio Colaicco, che indaga sul caso Regeni. Sarà lo stesso aereo a riportare in Italia Filippo Calcagno e Gino Pollicardo assieme ai corpi dei loro colleghi, Salvatore Failla e Fausto Piano, di 48 e 61 anni, che saranno trasferiti al Policlinico Gemelli per l’autopsia. La famiglia di Failla, che abitava in un paese in provincia di Siracusa e lascia due figlie, chiede adesso di sapere la verità. «Come è stato possibile che appena 24 ore dopo la morte dei due tecnici, siano stati liberati gli altri due connazionali?», si chiede Francesco Caroleo Grimaldi, legale della famiglia. Troppe le versioni sul loro omicidio. Secondo alcune fonti, Failla e Piano sono stati giustiziati con un colpo alla nuca prima che il convoglio dei jihadisti si scontrasse con le forze di sicurezza libica. Secondo altri, sono stati utilizzati come “scudi umani”. «Dopo tante reticenze, segreti e misteri è ora di pretendere spiegazioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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