La rapina di Sassari, Pili accusa: «Poliziotti con armi del 1978»
Il parlamentare di Unidos: a Caniga con giubbotti antiproiettile scaduti e mitra vecchi di 38 anni Nessuna risposta dalla questura, ma l’emergenza sugli equipaggiamenti riguarderebbe tutti gli agenti
SASSARI. C’è una nuova polemica sulla sicurezza in Sardegna. L’ha sollevata ieri il parlamentare di Unidos Mauro Pili con un lungo post nel suo profilo Facebook preceduto da un annuncio che lasciava intendere rivelazioni sensazionali. «Quello che nessuno dice sulla rapina alla Mondialpol di Sassari».
Dopo circa un’ora, ecco la posizione del parlamentare. Un misto di denuncia sindacale (un po’ quello che gira da tempo a livello nazionale sulle dotazioni delle forze di polizia e sui tagli da parte del Governo che hanno reso sempre più difficile l’operatività di chi è deputato alla tutela della sicurezza pubblica) e di racconto di quello che - secondo Pili - sarebbe accaduto la sera dell’assalto del commando alla sede della Mondialpol di Caniga, dove è stato portato via un bottino che ufficialmente è di 11 milioni di euro ma che potrebbe anche essere superiore.
Le armi. «I poliziotti in servizio in quel momento – ha affermato Mauro Pili – si sono mobilitati precipitandosi sul luogo dei fatti, anche se passati all’armeria del corpo di guardia si rendevano conto che non vi erano disponibili armi lunghe e non c’era nemmeno un giubbotto antiproiettile». E poi il riferimento alle armi in dotazione alla polizia: «Una mitraglietta Beretta calibro 9 del 1978 (e nel suo profilo pubblica il dettaglio, per dimostrare che si tratta di un “pezzo” vecchio di 38 anni, ndc) per fronteggiare un commando militare dotato di ogni genere di armamento».
Protezioni scadute. Infine i giubbotti antiproiettile. Secondo il parlamentare di Unidos sarebbero scaduti e, anche in questo caso, esibisce su Facebook la targhetta e correda il tutto con una domanda: se l’assalto fosse avvenuto ad opera di terroristi, se in ballo ci fosse stato un obiettivo sensibile nel cuore della città?».
Le torce. C’è un aspetto quasi comico, che farebbe sorridere se la vicenda non fosse maledettamente seria perché in ballo c’era la vita delle persone: il deputato di Unidos sostiene che gli agenti non avrebbero avuto in dotazione «neppure le torce», costretti a illuminare gli ambienti «utilizzando i cellulari».
La denuncia. Mauro Pili chiude la sua denuncia sostenendo che «serve a sollevare il velo pietoso di chi vuole coprire una situazione gravissima e intollerabile», e dice di fare tutto ciò a tutela degli agenti e degli operatori delle forze dell’ordine e dei cittadini.
In questura. Il questore Pasquale Errico - presente insieme agli investigatori nella sede della Mondialpol, subito dopo l’assalto del commando - ieri non ha replicato alle affermazione del parlamentare.
Pare che abbia letto tutto con calma e si sia riservato eventuali dichiarazioni successivamente. Forse perché la denuncia ha un livello che va oltre il territorio di competenza e riguarda da vicino il Dipartimento della sicurezza pubblica, il capo della polizia e - in fondo - il governo nazionale.
Tristezza. In questura il clima era però di tristezza e incredulità. La consegna del silenzio, però, non ha impedito ai poliziotti più anziani, quelli che negli anni ne hanno visto di tutti i colori, di commentare. Ovviamente con l’impegno dell’anonimato.
Chi c’era. «Io c’ero, quindi posso raccontare e non ho bisogno di ricorrere a storie scritte da altri che magari hanno interesse a fare credere altre cose. I cellulari per fare luce? Ma se era tutto illuminato, nel piazzale come all’interno. Che senso ha fare passare questa scenetta da oggi le comiche? Non è vero...».
Le dotazioni. Poi la storia delle armi, che in fondo non è neppure una novità. «Le dotazioni delle forze di polizia quelle sono – sottolinea un investigatore che ha girato mezza Italia ed è stato anche nelle zone più critiche della Sardegna – non solo a Sassari ma ovunque. Noi non andiamo in giro con gli Ak47 come i banditi. Posso dire che chi è passato in questura ha potuto prendere armi e giubbotto antiproiettile, chi è partito direttamente da casa ed è andato sul posto forse non ce l’aveva. E aggiungo: le armi sono efficienti».
I giubbotti. E sulla data di scadenza dei giubbotti antiproiettile c’è una curiosità: «Si può dire che la scadenza non inficia la copertura balistica, anche se sarebbe giusto avere dotazioni perfettamente a norma e all’avanguardia. Ma su questo, forse, mi sarei aspettato una interpellanza parlamentare per chiedere al Governo più fondi, dotazioni migliori, aumenti degli organici delle forze di polizia. L’avrei vista più utile alla causa».
La nuova denuncia di Mauro Pili solleva una questione che non è solo sassarese e pone al centro dell’attenzione il problema della sicurezza delle forze di polizia e dei cittadini. E per ricordarlo a tutti c’è voluta una sparatoria in città ad opera di un commando armato fino ai denti e capace di portarsi via milioni di euro.
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