Ente foreste, l’Agenzia è una realtà
Via libera alla bozza ma ci sono ancora molti dubbi sul passaggio del personale
CAGLIARI. Vecchio e pesante, spesso contestato per i costi troppo alti e bollato come un «inesauribile serbatoio di voti», ma sempre in prima fila: dagli incendi alle alluvioni. È l’Ente foreste e sta per cambiare pelle. Diventerà un’agenzia della Regione, e si chiamerà Forestas. Presentata a luglio dall’assessore all’Ambiente, Donatella Spano, in questi giorni la riforma è uscita dal limbo. La commissione Ambiente del Consiglio regionale, presieduta da Antonio Solinas del Pd, a maggioranza ha messo il sigillo sulla bozza per inviarla subito ad altri due parlamentini, bilancio e attività produttive, e al Consiglio delle autonomie locali. Quando arriveranno i tre pareri, ci sarà il voto finale sempre in commissione e infine il testo dovrà essere discusso e approvato dall’aula.
La legge. Sette titoli e una cinquantina di articoli, per rivoluzionare un ente – come detto mesi fa dall’assessore Spano – «non più al passo con i tempi». Anche nei bilanci: 161 milioni il finanziamento della Regione l’anno scorso, con il 94 per cento divorato dalla voce stipendi, e solo un milione e mezzo incassato dalla vendita di sughero e miele. Altri numeri: quasi 7mila dipendenti, 6.150 operai fra contratti a tempo indeterminato e stagionali e 500 amministrativi. Oltre 220mila gli ettari di bosco gestiti. Ma per la Corte dei conti e denigratori di sempre «l’Ente è stato e continua a essere un carrozzone». Non sarà più così, ha giurato la Giunta: «Tutela e sviluppo, efficienza e qualità con la riforma saranno una sola missione».
L’Agenzia. Commissariato da oltre un anno, al vertice c’è Giuseppe Pulina, direttore del dipartimento di agraria all’università di Sassari, l’ente dovrà trasformarsi in un’«agenzia moderna». Il punto qualificante della riforma è questo: «Promuovere il bosco come luogo per eccellenza della biodiversità» fino a essere una «grande risorsa partecipata, con le amministrazioni comunali che avranno voce in capitolo e anche i privati saranno coinvolti nei progetti». La struttura sarà snella: un amministratore unico, stile Abbanoa, sotto il controllo diretto della Regione. Per quanto riguarda l’inquadramento del personale, dovrebbe essere automatico – ma esistono ancora dei problemi – dall’Ente autonomo all’Agenzia.
Voci contrastanti. Anche nella maggioranza di centrosinistra non mancano i dubbi. Con un’interrogazione il consigliere regionale Gaetano Ledda (La Base) ha rilanciato: «Non tutto è ancora chiaro sul passaggio del personale dall’Ente alla Regione». In commissione è stata l’opposizione a fare la voce grossa. Dopo aver presentato ottanta emendamenti, tutti bocciati, Antonello Peru (Forza Italia) e Gianni Lampis (Fdi-An) hanno scritto: «Sfugge la logica di questo passaggio, o forse è fin troppo chiara. La sinistra vuole mettere le mani sull’Ente e questa scelta avrà effetti devastanti sulle casse regionali, sarà un salasso, e sul personale costretto a un pericoloso salto nel buio».
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