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Dalla nascita nel ’900 all’abbandono

Dalla nascita nel ’900 all’abbandono

Nel 1897 quasi 400 ettari di terre incolte diventarono una tenuta modello

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ALGHERO. La storia di Surigheddu inizia nel 1893, quando Leon Augusto Perussia, fondatore della Cooperativa agricola italiana di Milano, nata per colonizzare, coltivare e fertilizzare terre incolte, fornendo al contempo previdenza e assistenza alla classe contadina, visitò la Sardegna. Nel 1897 la Coop acquisì 384 ettari da Marie Lipke, che vendette per 100mila lire. La donna li aveva acquisiti come azionista della Banque Génèrale Suisse, che li ebbe in garanzia per un prestito dal deputato socialista Andrea Costa, che aveva già avviato autonomamente la colonizzazione con alcuni edifici e una stalla. Venne creata a Surigheddu la prima borgata autonoma del Mezzogiorno, che a partire dal minimo di 50 abitanti garantiva l'esenzione ventennale delle imposte comunali. Nel 1899 si contavano già tre strade di attraversamento e 200 ettari dissodati, ripartiti in appezzamenti da 10 ettari a rotazione quinquennale di frumento, orzo, avena, granoturco e fave, un primo gelseto di 500 piante e un edificio di 1.500 metri quadri oltre a chilometri di muri a secco, opera dei mastri murari di Putifigari, 600 pecore e 150 capi vaccini che assicuravano la produzione del formaggio Surigheddu, esportato in Belgio e in Africa. Nel 1900 la tenuta prese il nome di Milanello Sardo. Dopo la morte di Perussia, nel 1913, si introdussero i patti agrari di mezzadria fra cooperativa e lavoratori, sotto la direzione di Luigi Fornaroli. Nel secondo dopoguerra si raggiunse il massimo storico di 600 addetti. La cooperativa venne ceduta all'industriale farmaceutico Pietro Saronio, desideroso di diversificare i suoi investimenti, metterli al riparo dai pericoli di un'invasione sovietica e costituire una riserva di caccia nella zona. Nel 1950 la sede fu trasferita a Sassari e nel 1953 venne nominato direttore Mario Patta, uomo di fiducia di Saronio, che moltiplicò la produttività orientandosi prevalentemente all'allevamento, incassando riconoscimenti importanti e arrivando a 940 ettari, 320 capi di bestiame e la realizzazione di un lago collinare dalla capacità di tre milioni di metri cubi d'acqua. A causa di problemi familiari, la tenuta venne nuovamente ceduta nel 1975 al principe Fugaldi, che la unì alla tenuta Mamuntanas da 327 ettari, per un totale di 1.321. L'indebitamento per i nuovi lavori provocò il graduale abbandono della produzione, l'abbandono totale a pascolo nel 1982 e, nel 1986, la cessione fallimentare all'Ersat.

La storia potrebbe proseguire. (g.m.s.)

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