Surigheddu e Mamuntanas: la Regione vende le tenute dimenticate

Alghero, via libera dopo 30 anni di attesa: l’area resterà in ogni caso un’azienda. Pigliaru: «Nell’agricoltura ci sono gli elementi dello sviluppo»

ALGHERO. Da azienda modello a esempio di cattiva gestione e ritorno. Dopo aver rappresentato una realtà all'avanguardia, figlia di un progetto visionario di metà Ottocento, e dopo essere stata sfregiata dall'incuria e dall'inerzia della Regione, che la acquisì nel 1986 tramite l'Ersat, l'azienda agricola di Surigheddu e Mamuntanas prova a risorgere e a trascinare il territorio in un processo virtuoso sul piano produttivo e occupazionale. A dare una seconda chance a questo tesoro abbandonato è la giunta regionale. Ieri il presidente Francesco Pigliaru, accompagnato dall'assessore regionale alle Politiche agricole, Elisabetta Falchi, e da quello al Patrimonio, Cristiano Erriu, ha scelto il Centro di biodiversità vegetale dell'università di Sassari, all'interno di Surigheddu, per annunciare che si riparte.

«Dobbiamo lavorare insieme per sbloccare una situazione inaccettabile, quelle terre sono rimaste improduttive per un periodo di tempo troppo lungo», attacca il governatore. La sua idea di sviluppo «è fatta dalla capacità di cogliere occasioni». E in questo senso «Surigheddu e Mamuntanas sono un caso che ci sta molto a cuore». Al di là della volontà politica di trasformare un simbolo dell'inefficacia della pubblica amministrazione in un gioiello produttivo - e il compendio agricolo e zootecnico ne ha le caratteristiche - Pigliaru attribuisce all'operazione un altro valore simbolico. «Vogliamo dimostrare che nell'agricoltura di qualità ci possono essere molti degli elementi di quello sviluppo di cui spesso ci si riempie la bocca, senza poi andare al concreto», dice. «Il valore dell'iniziativa è chiaro – aggiunge – vogliamo che siano gli attori produttivi a riappropriarsi di questo posto attraverso progetti che ne assecondino le vocazioni naturali». E se a bloccare lo sviluppo «è stato un settore pubblico che ha mal gestito – conclude Pigliaru – oggi inauguriamo una nuova era». In cui il destino di Surigheddu e Mamuntanas «è legato solo ed esclusivamente a un'ipotesi di sviluppo agroalimentare d'eccellenza».

Un messaggio chiaro, che allontana ipotesi alternative, dalla creazione di un campo da golf alla realizzazione di un parco per produrre biomasse a fini energetici. «È vero che non è semplice portare a compimento un progetto così imponente, ma Surigheddu e Mamuntanas sono abbandonati da troppo tempo e noi vogliamo andare sino in fondo», è la determinata dichiarazione di intenti dell'assessore Elisabetta Falchi. «Siamo solo all'inizio, ci disponiamo ad ascoltare, ad accogliere suggerimenti e proposte da far confluire successivamente nel bando che costruiremo col territorio e con gli enti locali», prosegue la responsabile delle politiche agricole della Regione.

«È il momento migliore per scommettere su un'operazione come questa grazie alla contestualità con l'avvio del programma di sviluppo rurale – aggiunge Elisabetta Falchi – che significa disporre di finanziamenti per ristrutturare gli edifici, per adeguare l'oliveto e per impiantare nuovi vigneti». Il suo auspicio è che «il territorio, anche attraverso l'aggregazione di diverse imprese, possa fare le sue proposte». Sulla stessa lunghezza d'onda l'assessore del Patrimonio, Cristiano Erriu. «È ora di trovare una destinazione opportuna a questa grande risorsa – dice – che come emerge anche dal piano regolatore di Alghero è una zona di particolare rilevanza socio-economica ma anche paesaggistica e ambientale». Ragione per cui, «non c'è e non ci sarà nessuna possibilità di realizzare interventi di tipo speculativo». Meglio essere chiari dall'inizio.

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