Crisi Pd, Soru agli iscritti: non decidono le correnti
Il segretario in una lunga lettera: «Solo le primarie sono lo strumento giusto» Poi l’appello: «Ora attendo un passo in avanti dalle persone di buona volontà»
CAGLIARI. Gli iscritti del Pd devono sapere. Non possono essere tenuti all’oscuro della crisi interna: le quattro mura della direzione regionale non bastano più. Con una lettera imbucata sul web, il segretario Renato Soru – già sfiduciato da una parte della sua maggioranza – ha scritto «a tutti gli uomini di buona volontà» del partito, per «sollecitare un passo in avanti» fino a ritornare «a essere una comunità politica», e «senza dover più assistere alla degenerazione della partitocrazia» o accettare lo strapotere delle correnti.
La lettera. È stato un bel colpo di teatro quello scelto dal segretario. Non solo fa capire, meglio lo conferma, che non si dimetterà, come gli avversari gli hanno chiesto. Anzi, è deciso nel rilanciare la sfida a chi lo vorrebbe mettere alla porta. «Credo – è scritto in uno dei passaggi cruciali della lettera – che gli unici in grado di stabilire se il segretario abbia o meno una maggioranza dovrebbero essere i cittadini sardi attraverso lo strumento delle primarie». Dunque, secondo Soru, non possono essere certo le correnti, a cominciare da quella in cui si riconoscono gli ormai ex alleati del 2014, i popolari-riformisti di Cabras e Fadda, a dargli all’improvviso gli otto giorni.
L’analisi. Quella di Soru è dettagliata e va anche oltre lo stallo con cui si è conclusa una settimana fa l’ultima direzione di Oristano. «Ad oggi – scrive – c’è un segretario in carica e c’è un partito che svolge regolarmente i suoi compiti. C’è una segreteria di cinque componenti (tutti suoi fedelissimi, quelli nominati dalle altre correnti si sono dimessi) che rimane aperta al contributo di quanti vorranno arricchirla ancora con il proprio contributo e assumendosi un nuovo pezzo di responsabilità». È questo l’appello perché cominci una nuova stagione? Pare proprio dì sì.
Il sollecito. «C’è chi ritiene – scrive ancora Soru – che in questo momento il segretario non abbia più una maggioranza e considerata terminata l’esperienza politica di questa segreteria». Bene, prosegue: «Noi non siamo una coalizione di correnti» e neanche «possono esserci ancora le divisioni in gruppi cristallizzati anche dopo il congresso, a prescindere dalle questioni vere». Da questo stagno Soru sostiene di volere uscire al più presto.
L’invito. In un altro passaggio della lettera: «Chiedo uno sforzo e un passo in avanti da parte di tutti per rimettere al centro del dibattito il merito, le idee, i temi veri, rapportandoci gli uni agli altri non come avversari di corrente, ma come una vera comunità politica, capace di stare assieme davanti all’opinione pubblica, davanti agli elettori, dentro le istituzioni». Perché è questa l’idea su cui è nato il Pd: «Sottrarre le decisioni più importanti dal controllo di gruppi ristretti, restituendole non solo agli iscritti, ma in maniera più ampia a tutti gli elettori del partito». Con una sintesi estrema, a decidere non possono essere le correnti, neanche la direzione e nemmeno l’assemblea, spetta solo al «popolo delle primarie».
La soluzione. È questa quella proposta agli iscritti – da lui definiti «uomini veri» in contrapposizione ai fantasmi nell’ombra – «Non c’è alternativa – scrive – dobbiamo assumerci una responsabilità collettiva. Per questo mi attendo un passo in avanti dalle persone di buona volontà e da quelli che vorranno contribuire a rendere questo partito una casa trasparente, inclusiva, forte, al servizio della Sardegna. Ho fiducia». Fiducia in cosa? In una nuova alleanza, con tutte le componenti rappresentate in segreteria. Dalla prima all’ultima.
Gli effetti. È difficile ipotizzare quali saranno le reazioni degli altri gruppi alla lettera di Soru. Ma allo stesso tempo è facile prevedere che i popolari-riformisti non saranno certo pronti a fare un passo in avanti sollecitato: ormai è chiaro, puntano al congresso straordinario. Però potrebbe spaccare il gruppo misto renziani-ex Ds. In questa corrente, c’è chi non vuole fare da stampella a nessuno, mentre altri sarebbero pronti a non essere più minoranza per diventare maggioranza. Con chi? È ancora un mistero.
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