Aias e Fondazione Randazzo, 1400 dipendenti senza stipendio
Cresce la protesta nei centri di assistenza accreditati: in cantiere una mobilitazione regionale All’appello mancano diverse mensilità, i lavoratori potrebbero rivolgersi alla Procura
SASSARI. Milleduecento lavoratori distribuiti nei 49 centri Aias dell’isola, 200 nelle residenze sanitarie assistite della Fondazione Stefania Randazzo: tutti senza stipendio e stanchi di lavorare gratis, pronti a scendere in piazza e alcuni a bussare alle porte della Procura. Nelle strutture della famiglia Randazzo, accreditate presso la Regione, il clima è molto teso. Perché i ritardi nei pagamenti ai dipendenti sono una spiacevole consuetudine. E le difficoltà nel trovare una soluzione sono messe nero su bianco nelle comunicazioni inviate ai lavoratori nei giorni scorsi dalle sorelle Anna Paola e Alessandra Randazzo, rispettivamente presidente dell’Aias e della Fondazione Stefania Randazzo: poche righe per spiegare che al momento non ci sono i soldi per pagare gli stipendi di novembre (Aias) e di settembre-ottobre 2015 (Fondazione). Complessivamente, ai lavoratori deve essere distribuito un tesoretto che supera gli 8 milioni di euro. Soldi che la Regione, attraverso le Asl, assicura di avere assegnato alle strutture sanitarie come rimborso per le prestazioni erogate.
Niente soldi. I lavoratori sono esasperati. Dicono che la storia si ripete. Perché da anni gli stipendi arrivano in ritardo e dall’azienda le risposte latitano. I dipendenti Aias hanno ricevuto a metà febbraio lo stipendio di ottobre, quelli della Fondazione da agosto non vedono un euro. Nelle buste paga compare a corrente alternata il bonus da 80 euro introdotto dal governo Renzi e un accordo sindacale non unitario ha stabilito che la tredicesima 2015 sarà pagata a rate, dai 150 ai 170 euro al mese. I lavoratori in passato hanno già denunciato l’Aias e ottenuto una vittoria parziale: per diversi mesi è stata la Asl, applicando l’articolo 1676 del Codice civile sulla tutela dei crediti, a pagare gli stipendi, e le buste paga arrivavano puntuali. Poi, da luglio, i datori di lavoro avrebbero bloccato la consegna del documento cartaceo, indispensabile ai dipendenti per reclamare quanto dovuto all’azienda sanitaria. Da allora la situazione è precipitata.
«La Regione intervenga». Più volte i dipendenti di Aias-Fondazione Randazzo si sono rivolti alla Regione. Anche di recente i segretari regionali di Cgil Cisl e Uil funzione pubblica hanno sollecitato un intervento. Ma dall’assessorato alla Sanità, hanno denunciato Nino Cois, Davide Paderi e Fulvia Murru, non sono arrivate risposte. Dice Michele Serra, rsa all’Aias e responsabile territoriale Cgil per la provincia di Cagliari: «La Regione ha chiuso gli occhi e tappato gli orecchi. Stiamo parlando di soldi pubblici, il percorso che fanno deve essere monitorato. Invece nonostante le proteste dei lavoratori la situazione non è cambiata di una virgola». Aggiunge Ignazio Locci, rsa Cgil alla Fondazione Randazzo: «Tempo fa l’assessore Arru aveva dato l’ok affinché i lavoratori venissero pagati dalle Asl attraverso l’articolo 1676. Ma poi l’iter non è mai partito. Ci sentiamo abbandonati».
La protesta. Molti si dicono disposti a tutto. Padri e madri di famiglia che non riescono più a fare quadrare i conti, tra i mutui da pagare e le banche che non concedono respiro. «Mi hanno concesso un fido di due mesi ma lo stipendio non è arrivato – racconta una donna – sa cosa significa? Che dovrò pagare anche gli interessi alla banca. In un anno sono circa 1000 euro. È una doppia beffa: lavoro gratis e devo sborsare soldi in più». Molti altri hanno paura. A bassa voce descrivono il clima pesante che si vive nelle strutture, il nervosismo di dipendenti «che non hanno neppure i soldi per la benzina» e la paura di perdere il posto di lavoro se si denuncia la situazione. La discussione è iniziata: si cerca il modo migliore per fare valere i propri diritti. In cantiere una grande manifestazione davanti al consiglio regionale «per fare sapere a tutti in che condizione lavoriamo». Se lo sciopero è già una certezza, naturalmente garantendo livelli minimi di assistenza, ancora da definire sono le altre iniziative in programma. Tra le quali la più clamorosa potrebbe essere la richiesta di commissariamento della Fondazione Randazzo e il fallimento dell’Aias, così da arrivare alla nomina di un curatore fallimentare che garantisca gli stipendi.
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