La Nuova Sardegna

La difesa: «Contro Puddu illazioni Non ci fu alcun abuso sessuale»

di Mauro Lissia
La difesa: «Contro Puddu illazioni Non ci fu alcun abuso sessuale»

Per gli avvocati il caso dell’ex sindaco di Portoscuso è degno di Boccaccio ma non di un tribunale: «Nessuna prova di corruzione e di concussione, un piano organizzato per farlo fuori dalla politica»

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CAGLIARI. Questo procedimento è basato su illazioni, non c'è una sola prova reale che dimostri la colpevolezza di Adriano Puddu, semmai emerge un disegno rivolto a far fuori il sindaco di Portoscuso per ragioni politiche. Le intercettazioni? Solo frasi scherzose, si può forse pensare che una bella ragazza possa prostituirsi in cambio di vantaggi minimi, qualche mese di lavoro, sussidi che in realtà venivano concessi a molte altre persone? Riletto dai difensori - gli avvocati Ivano Iai e Giuseppe Andreozzi - il processo-scandalo all'ex sindaco Adriano Puddu assume chiavi di lettura opposte a quelle del pm Daniele Caria, che ha chiesto la condanna del potente uomo politico di Portoscuso a sei anni di carcere per imputazioni che vanno dalla concussione e violenza sessuale alla corruzione, passando per peculato, corruzione, abuso d’ufficio e voto di scambio. Accuse infondate, per i due legali, che hanno chiesto l’assoluzione da ogni accusa: nell’interpretazione della difesa non c’era interesse personale nel tentativo condotto da Puddu di cedere le aree ex Sardinvest alla Portovesme srl per realizzarvi una centrale eolica di servizio, meno che mai si può parlare di corruzione da parte del manager dell'azienda metallurgica Carlo Lolliri, assolto definitivamente nel giudizio abbreviato. Al contrario - ha sostenuto l'avvocato Andreozzi - Puddu si è mosso sempre nell'interesse pubblico ed è per questo che «merita una completa riabilitazione e recupero d’immagine come persona e come amministratore». Un'immagine pregiudicata - ha sostenuto il difensore - dalle notizie sull'inchiesta che hanno circolato fin dai primi giorni, partendo da certezze cadute alla prova del dibattimento: «Puddu - ha sostenuto l'avvocato Andreozzi - non è la persona squallida e incivile descritta dai giornali». Per trovare la conferma - sostiene la difesa - basta rileggere i verbali d’udienza: «I testimoni dell'accusa si sono contraddetti, alla fine non è rimasto nulla del quadro accusatorio: il pregiudizio è caduto».

Puddu - secondo l'accusa - avrebbe incassato una mazzetta da 9050 euro dal manager Lolliri in cambio del via libera al parco eolico: «Perché si integri il reato di corruzione - ha sostenuto l'avvocato Iai - devono esserci il corrotto e il corruttore, ma Lolliri è stato assolto». Al contrario per il difensore c'era «un'accolita di lestofanti impegnata a colpire Puddu, capeggiata da Valeria Sanna». Ed è lei che colloca Puddu il 21 marzo allo stabilimento di Portovesme «smentita da una testimone e dalla contradditorietà delle perizie sulle celle telefoniche, che nell'insieme non costituiscono una prova». Non c'è neppure il peculato, che il pm Caria contesta a Puddu per il tentativo di spendere dodicimila euro in cause per diffamazione contro i giornali che raccontavano la vicenda: per il difensore «non era che una proposta di delibera» poi neppure attuata. Alternativa anche la lettura difensiva dei reati sessuali: «Non si capisce perché il disagio economico debba rendere necessariamente succubi sul piano dell'intimità, qui non c'era costrizione e neppure la condizione di inferiorità psichica. Mancano poi la violenza e la minaccia - ha spiegato il legale - perché possa integrarsi il reato. Mentre per il difensore non c’è traccia di pressioni sugli uffici comunali per indirizzare i sussidi di povertà sulle amiche del sindaco. «Bisognerebbe richiamare Boccaccio e il Decamerone per inquadrare questa vicenda - ha detto Iai - ma non certo il codice penale». L’11 aprile la sentenza.

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