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Baby-calciatore tenta rovesciata: sbatte la testa e muore a 10 anni

Baby-calciatore tenta rovesciata: sbatte la testa e muore a 10 anni

Tragedia a Quartu alla fine dell’allenamento dei Pulcini 2005 della società giovanile San Francesco Luca Pusceddu è caduto sotto gli occhi del padre, inutili i 40 minuti di massaggio cardiaco

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QUARTU SANT’ELENA. Luca Pusceddu aveva 10 anni e un sorriso che gli illuminava la faccia e Claudio Cordeddu responsabile tecnico della San Francesco non può dimenticare quella faccina sopra la maglietta bianca col numero 8 che ammiccava verso il biliardino del bar e la piccola mano tesa con 20 centesimi non sufficienti per una partita ma non importava mai perché il resto glielo dava sempre lui volentieri. C’era anche Claudio Cordeddu ieri alle 17,20 quando Luca, mai sazio del gioco, finito l’allenamento continuava a tirare con qualche compagno della sua squadra categoria Pulcini. A un tratto è successo l’inimmaginabile: Luca ha tentato una rovesciata, ha perso l’equilibrio, è caduto pesantemente sull’erba sintetica battendo il capo e non si è più mosso. Il padre Marco lo stava guardando, qualche frazione di secondo per capire che era successo qualcosa, una corsa a grandi falcate e ha cercato di svegliarlo, poi di rianimarlo con la respirazione bocca a bocca. Nel racconto straziato di chi ha visto l’esplosione della tragedia c’è chi dice che anche la madre Gigliola, parrucchiera, fosse al campo per assistere all’allenamento e quindi che sia corsa accanto al marito e chi invece è sicuro che la madre sia arrivata dopo, chiamata da una zia. Ma nessuno dimentica la terribile mezz’ora in cui la donna guardava incredula il capannello di medici e altri genitori che stavano attorno al suo piccolo nel disperato tentativo di riportarlo in vita. Quaranta minuti di massaggio cardiaco da parte dei medici del 118 non sono serviti. Quando il bambino è caduto un dirigente, Massimo Orrù, è corso a chiamare il genitore di un ragazzino di un’altra squadra che è medico al Brotzu. Qualcuno, intanto, aveva portato fuori dal campo i compagnetti che sono stati abbracciati dai genitori, ma nessuno è andato via, il mondo si è fermato nei campi della società San Francesco dei fratelli Alceo e Danilo Melis, costruttori edili di Selargius con la passione per il calcio e il grande progetto di lavorare solo con i ragazzini (la società ne ha 450 iscritti) dopo aver gestito il Quartu 2000 e il Selargius. L’allenatore di Luca,Checco Mameli, è rimasto fino all’ultimo, anche per rispondere alle domande dei carabinieri sull’organizzazione dei campi e del gioco. Il corpo del bambino è stato restituito alla famiglia intorno alle 20 su disposizione del sostituto procuratore di turno dopo che i carabinieri della Compagnia agli ordini del capitano Raffaele Cossu hanno condotto gli accertamenti necessari, primo fra tutto constatare la presenza in società del certificato medico del bambino. Per quanto riguarda gli investigatori l’incidente è stato una tragica fatalità senza altri risvolti. Per tutti gli altri uno choc da cui sarà difficile riprendersi. Ieri sera gli altri allenamenti sono stati sospesi e così sarà oggi per tutto il giorno. I dirigenti della società veglieranno il piccolo atleta assieme alla famiglia nella casa di via Marconi. Domenica scorsa Luca aveva partecipato al torneo Gazzetta Cup e si preparava al grande evento di maggio, un torneo con 200 squadre organizzato dalla società nei campi di Quartu. «Glielo intitoleremo...» quasi mormorava Cordeddu che da dirigente conosce un po tutti i genitori e del padre di Luca (Marco, un autotrasportatore) dice che era un genitore sereno, preoccupato soltanto che il figlio si divertisse a giocare, sempre presente agli allenamenti.

Il sindaco di Quartu Stefano Delunas si è recato nel complesso sportivo per testimoniare la solidarietà verso i dirigenti, i ragazzini, i genitori, «anch’io sono stato dirigente di una società e capisco cosa debba essere per tutti questa tragedia, adesso vado dalla famiglia, non ci sono parole».

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