La Nuova Sardegna

tribunale dei minori

Olbia, inneggiò alla Jihad ma il 17enne resterà in Italia

Olbia, inneggiò alla Jihad ma il 17enne resterà in Italia

Il tribunale dei minori: non ci sono prove che il 17enne pakistano sia un terrorista

2 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Nessun rinvio a giudizio e niente espulsione per il ragazzo pakistano di 17 anni che, circa un anno fa, aveva postato su Facebook alcune immagini che lo ritraevano armato di kalashnikov.

Il giovane, che vive in Gallura, non dovrà abbandonare il paese. Il Tribunale dei minori di Sassari ha infatti respinto la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura dei minori e l’istanza di espulsione avanzata dalla questura di Sassari. La motivazione è questa: non ci sono prove del fatto che il ragazzo pakistano sia stato addestrato per compiere attentati. Inoltre, secondo il Tribunale dei minori, se il giovane dovesse essere rimpatriato avrebbe più possibilità di aderire alla causa del radicalismo religioso e del fanatismo, con il rischio fondato di divenire un terrorista.

Il 17enne vive in Gallura con la sua famiglia. Gli inquirenti avevano cominciato a occuparsi di lui quando aveva inneggiato alla Jihad sul suo profilo Facebook. Il 17enne pakistano, al rientro da un viaggio nel suo paese, aveva postato alcuni scatti e un video che lo ritraevano con in braccio un kalashnikov, il fucile di assalto sovietico molto utilizzato anche dai terroristi islamici. I suoi parenti avevano tentato di liquidare l’accaduto sostenendo che le foto fossero scattate nel corso di una festa matrimoniale.

Nei suoi confronti pendeva quindi la richiesta di espulsione e di rinvio a giudizio per «addestramento ad attività con finalità di terrorismo internazionale». Ma per il Tribunale dei minori di Sassari il sospetto che in Pakistan il ragazzo avesse partecipato a un addestramento è infondato. E allo stesso tempo l’espulsione, e il conseguente ritorno in Pakistan, esporrebbe maggiormente il giovane al rischio di sposare la causa jihadista.

Il padre del giovane pakistano padre era stato inizialmente collegato, però senza mai essere inquisito, ad alcuni degli undici connazionali arrestati quasi un anno fa e ora sotto processo a Sassari con l’accusa di aver costituito una cellula italiana di Al Qaeda.

Una serie di arresti, messi a segno la scorsa primavera, che avevano destato scalpore e anche aumentato il livello della tensione.

Gli arrestati sono infatti accusati di aver pianificato sangunosi attacchi terroristici in Pakistan. Per sgominare la cellula italiana sono stati necessari dieci anni di indagini.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative