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«L’avremmo riabbracciato a settembre»

Da quindici anni Fausto Piano, tecnico della Bonatti di Parma, si divideva tra la sua Capoterra e l’Africa. Diverse destinazioni da quando lavorava per la Bonatti di Parma, general contractor con...

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Da quindici anni Fausto Piano, tecnico della Bonatti di Parma, si divideva tra la sua Capoterra e l’Africa. Diverse destinazioni da quando lavorava per la Bonatti di Parma, general contractor con 6mila dipendenti, l’ultima in Libia. Fausto Piano sarebbe dovuto rimanere lì due mesi: «Il suo lavoro era organizzato così – dice il figlio Stefano – le sue missioni duravano due mesi. Poi rientrava a casa e dopo altri due mesi ripartiva. Noi lo aspettavamo a fine settembre». Il lavoro gli piaceva e per questo era disposto ad affrontare situazioni rischiose, proprio come quella libica. Era arrivato da pochissimo ed era pronto a mettersi all’opera insieme ai colleghi Salvatore Failla, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno. Tutti insieme la sera del 19 luglio scorso sono finiti nelle mani dei sequestratori. Due di loro pochi giorni fa sono tornati a casa, dalle loro famiglie: Calcagno e Pollicardo sono liberi. Per Fausto Piano e Salvatore Failla, invece, il sequestro è finito nel peggiore dei modi. E tante domande aspettano una risposta.

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