Finanziaria, il centrosinistra vuole correre
Oggi riprende il dibattito in Consiglio regionale. L’obiettivo è approvare la manovra prima di Pasqua
CAGLIARI. Il centrosinistra ha voglia di liberarsi della Finanziaria prima di Pasqua. Da oggi comincerà a galoppare per arrivare al voto finale entro venerdì. Non sarà facile, gli articoli approvati la scorsa settimana sono stati appena due e un’altra decina devono passare ancora al vaglio dell’aula.
Gli intoppi. Ci sono anche altri due problemi che potrebbero rallentare l’annunciata maratona. Il primo è la suddivisione del tesoretto, sono poco meno di 27 milioni, fra le priorità (lavoro e istruzione, per cominciare) decise negli ultimi vertici di maggioranza. Ci sarebbero ancora alcune voci di spesa da limare e questo pomeriggio – dopo l’ennesima riunione della commissione Bilancio, sarà in mattinata – l’assessore Raffaele Paci dovrebbe presentare le ultime correzioni e dovrebbero essere così messi a tacere anche gli ultimi malumori nel centrosinistra. Il secondo ostacolo potrebbero essere gli emendamenti presentati dalla minoranza di centrodestra. Il rischio non è che siano approvati da chissà quale maggioranza trasversale, nell’aria non c’è traccia di agguati o voltafaccia. È il numero degli stessi emendamenti a preoccupare il centrosinistra: i tempi della discussione sono sempre lunghi e dunque galoppare verso la meta finale non sarà facile. Comunque è sicuro che, dopo questo pomeriggio, il Consiglio lavorerà domani, giovedì e venerdì di mattina e sera.
La classifica. Da quest’anno la Finanziaria è divisa in missioni e leggere gli allegati alla manovra è ancora più complicato rispetto al passato. Di certo non è cambiato il primo posto nella classifica delle spese. C’è sempre la sanità, che nel 2016 – stando agli allegati – potrà contare su 3 miliardi e 321 milioni, compresi i 280 milioni che la Regione metterà di suo come contributo al piano di rientro per frenare il disavanzo. Se si escludono i 681 milioni di accantonamenti pretesi dallo Stato per ripianare il debito pubblico nazionale e su cui tutti i partiti hanno protestato, al secondo posto c’è il Fondo unico per gli Enti locali. Nel 2016 i trasferimenti della Regione verso Comuni, Unioni di Comuni e ambiti territoriali ottimali, prenderanno il posto delle Province, ammonteranno a 600 milioni. È la stessa cifra del 2015, nonostante in più occasioni ci sia stato il tentativo di ridurlo per recuperare almeno una parte delle risorse che servivano ma non ci sono. A dividersi il terzo posto di questa classifica sono i trasporti con 460 milioni, compresa la continuità territoriale e gli investimenti su gomma e ferrovia, e la macro-voce «sviluppo sostenibile», che sfiora i 430 milioni. Ma se in questa categoria rientrano anche il lavoro (62 milioni) e la competitività (60) è superato e anche di molto il mezzo miliardo. Nelle prime dieci posizioni anche le politiche sociali (242 milioni), l’agricoltura (155) e l’istruzione (132), con più l’aggiunta per i beni culturali (53) e le politiche giovanili quasi 7 milioni.
Macchina Regione. Fra le spese obbligatorie la voce più grossa è il costo di funzionamento. In tutto i servizi istituzionali costeranno ai sardi 919 milioni fra Regione e Consiglio regionale. Nel dettaglio, 119 milioni e mezzo di soli stipendi e indennità pagati ai dipendenti dell’amministrazione e 169 di contributo annuo all’Ente Foreste, che in attesa di essere trasformato in agenzia continua a essere quello che pesa di più sulle casse (non tanto piene) della Regione.
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