La Nuova Sardegna

Il tassista dei terroristi diventato eroe per caso

di Fiammetta Cupellaro
Il tassista dei terroristi diventato eroe per caso

Dal minivan che per sbaglio non arriva, all’autista rispettoso delle regole «Troppi bagagli, lasciatene due»: così gli ordigni più grandi restano nel covo

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ROMA. «Ho accompagnato io i terroristi in aeroporto, li ho presi questa mattina davanti ad un palazzo a Schaerbeek, vi passo l’indirizzo». Il destino di tante persone è cambiato grazie a un fraintendimento con il centralino di un radio taxi e alla memoria visiva eccezionale di un tassista. Sono le 15 di martedì quando la polizia riceve la telefonata “giusta”. Sono trascorse appena poche ore dal duplice attentato all’aeroporto Zaventem e alla stazione della metropolitana di Maelbeek. Bruxelles è sotto choc con i morti ancora nel vagone della metro e i feriti distesi sui marciapiedi per le strade del centro. La paura è che non sia finita, che ci possano essere altri attacchi come successo a Parigi. Ed è in questo clima di tensione che sui siti di tutto il mondo appaiono le foto dei tre jihadisti ripresi dalla telecamera di videosorveglianza nella hall delle partenze, poco prima che si facessero esplodere. La procura federale belga lancia l’appello, a chi ha visto i tre terroristi, di fornire informazioni. È la svolta.

La telefonata decisiva arriva poco dopo l’appello e dall’altro capo del filo c’è un tassista di Bruxelles. Un uomo la cui identità è rigorosamente top-secret diventato l’eroe di una delle giornate più drammatiche per suo paese e per tutta l’Europa. Non solo fornisce l’indirizzo dell’ultimo covo del commando, il numero 4 di rue Max Roos, ma è grazie al suo intervento e all’equivoco sorto con il call center della sua compagnia dei taxi che si è evitato che il bilancio delle vittime all’aeroporto Zavendem fosse ancora più pesante. I terroristi volevano un minivan per trasportare cinque valige, ma vedono arrivare una macchina di servizio, con un bagagliaio normale. Due valigie, che poi si riveleranno cariche di esplosivo, non c’entrano e il tassista è irremovibile. Le valigie restano a terra. Erano le più grandi: le bombe più potenti. Decine di vite umane sono salve.

La lite con i terroristi, i volti che rimangono nella memoria. Il tassista non ha dubbi quando alla polizia racconta di essere certo che quei tre ragazzi che si vedono nel fermo-immagine, il viso largo di Ibrahim el-Bakraoui, il volto di Naijim Laachraoui e l’altro con la barba e il guanto nero, sono saliti sul suo taxi. Fornisce anche un dettaglio fondamentale: il numero dei bagagli che ha caricato sulla sua auto non corrisponde alle bombe esplose a Zaventem. «Ne mancano due», insiste l’uomo raccontando che, proprio per via di quell’eccesso di bagagli, aveva discusso con i tre. «Non volevano che toccassi le loro valigie», ha ricordato, raccontando di averli costretti a riportale a casa. Forse proprio quella discussione, quel tentativo di persuasione da parte dei tre, deve aver fissato i volti dei corrieri della morte nella memoria del tassista abituato a veder passare ogni giorno nella sua auto, decine di visi anonimi. Ma il destino di tante persone è cambiato in quel momento.

«Ecco il loro indirizzo». Al quinto piano in rue Max Roos era rimasta la bomba più grande. Quella mai arrivata a Zaventem. Nell’abitazione a Schaerbeek, gli uomini delle forze speciali trovano le due valige proprio come rivelato dal tassista, ha spiegato il procuratore belga Van Leuw alla fine della lunga perquisizione. Ma oltre la bomba , nell’appartamento-covo cera un vero e proprio arsenale: 15 chili di esplosivo Tapt già pronto per l’uso e dall’altissimo potenziale, detonatori,150 litri di acetone, 30 litri di acqua ossigenata, una valigia piena di chiodi e viti.

Tatp, la bomba all’acetone “firma” dell’Is in Europa. La chiamano la “firma dell’Is”, il Tatp l’esplosivo artigianale che ha seminato sangue a Parigi e a Bruxelles. È bianco, sembra zucchero, si fabbrica con prodotti chimici facilmente reperibili: l’acetone e il decolorante per capelli. I jihadisti di ogni fazione lo usano dagli anni ’80. Molti di loro sono morti mentre assemblavano bombe e per questo il Tatp è stato soprannominato la “Madre di Satana”. Con l’aggiunta di chiodi è destinato a colpire al massimo le persone, non le strutture. Come è accaduto a Zavatem e a Schaerbeek dove i feriti porteranno sui propri corpi per sempre le tracce di quei chiodi lanciati come bombe.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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