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Nel covo tra lo sgomento dei vicini

Nel covo tra lo sgomento dei vicini

«Non avremmo mai potuto immaginare. È sempre stato un quartiere tranquillo»

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BRUXELLES. «Non avrei mai immaginato di vivere a fianco a dei terroristi». È ancora sconvolto John Jairo Valderrama, di origini colombiane, sposato e con due figlie, che abita sullo stesso piano, il quinto, dove si trova l’appartamento-covo da dove è partita la missione suicida dell’Is che ha seminato morte e terrore a Zaventem, l’aeroporto della capitale belga. La strada è tranquilla, la palazzina anonima e la zona, sebbene situata in un quartiere multietnico, non si fa certo notare per la concentrazione di stranieri. Insomma, l’ideale per nascondersi e preparare attentati, una situazione simile a quella del covo scoperto a Forest nella casa in cui sono state trovate le tracce di Salah Abdeslam.

Ma al civico 4 di rue Max Roos la polizia è giunta troppo tardi, quando ormai gli attentati erano stati compiuti. «La polizia è arrivata all’improvviso, ci hanno fatti uscire tutti in grande fretta», racconta Valderrama. «La mia famiglia adesso ha paura a tornare nel nostro appartamento, anche se questo quartiere è sempre stato calmo, è anche per questo che siamo venuti a vivere qua. Non avevo rapporti diretti con il mio vicino di casa. All’inizio, quando lo incrociavo per la strada o al portone del palazzo, lo salutavo, ma lui non rispondeva mai, quindi ho smesso di salutarlo anch’io», racconta Valderrama.

Intorno alla palazzina in mattoni banchi, di fronte a un venditore di frutta e verdura e a fianco a un chiosco di kebab, sono ancora numerosi i curiosi che si fermano a guardare verso le finestre con le tende tirate dell’appartamento dove la polizia scientifica ha lavorato fino a notte fonda. Il quartiere è molto grande e si estende dal bordo esterno del centro - una zona non particolarmente tranquilla - fino alla boulevard che giunge direttamente all’aeroporto, area dove si trovano palazzine e case dai connotati residenziali. «Vivo qui da 19 anni, il quartiere è sempre stato tranquillo e adesso, invece, eccoci qua», racconta Juliette, 50 anni, residente nella vicina avenue Elisabeth. «L’altra sera siamo rimasti tutti fuori casa, ma ormai non ci stupiamo più di niente, non siamo più al sicuro da nessuna parte. Ormai ci stiamo abituando». Joaquim, 51 anni, anche lui residente nella zona, condivide la pacata rassegnazione: «Sì, abbiamo paura, ma cosa possiamo fare? Ormai a Bruxelles siamo tutti sulla stessa barca, Molenbeek, Schaerbeek, siamo tutti uguali».

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