La Nuova Sardegna

La rivolta di 200 migranti: «Vogliamo lasciare l’isola»

di Luciano Onnis
La rivolta di 200 migranti: «Vogliamo lasciare l’isola»

Cagliari, la lunga protesta di somali ed eritrei: no alle impronte digitali Il corteo ha creato disagi al traffico. Non si sono verificati episodi di violenza

3 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Duecento profughi somali ed eritrei sono scesi ieri mattina in strada per ottenere di poter partire immediatamente verso le destinazioni prefissate. Quasi nessuno ha accettato di farsi prendere le impronte digitali. Temono di dover restare bloccati in Italia.

Per tutta la mattinata e, in misura minore per parte del pomeriggio, hanno creato con la loro protesta notevoli disagi al traffico sotto il cavalcavia dell’asse mediano, attorno al la rotonda di via Cadello che smista il flusso delle auto in entrata e uscita dalla città e verso la frazione di Pirri. In corteo hanno percorso la via Cadello in direzione via Is Mirrionis, lo stesso hanno fatto poi brevemente in via Santa Maria Chiara verso la piazza Italia a Pirri. A mezzogiorno sono tornati tutti davanti all’albergo, sedendosi nella rotonda e a bordo strada.

Poco dopo le 18 la protesta è parzialmente rientrata, ma i manifestanti hanno dato inizio allo sciopero della fame, accettando solo qualche bottiglietta d’acqua per i bambini offerta dalle diverse associazioni umanitarie che li assistono assieme agli operatori sociali da quando sono arrivati a Cagliari. Il cibo è stato invece cortesemente (e a malincuore) rifiutato, con l’accettazione di qualche panino e biscotti per i bambini.

Dopo il tramonto, le donne e i piccoli sono rientrati nelle stanze loro assegnate nel ex motel Agip (adesso Hotel Santa Maria), mentre gli uomini hanno proseguito la protesta nel piazzale interno dell’albergo ancora per qualche ora. Le trattative con i mediatori culturali e i funzionari della prefettura sono apparse difficili per la determinazione dei profughi a proseguire la protesta all’aperto anche durante la notte. Attorno a loro il cordone di poliziotti e carabinieri che vigilano contro eventuali atti di intemperanza, mentre gli agenti della polizia municipale hanno regolato il traffico. Non si sono verificati episodi di violenza, ma qualche automobilista contrariato dai forti rallentamenti non ha manifestato la propria intolleranza nei confronti dei profughi scesi in strada. I 200 manifestanti ospiti dell’ex motel fanno parte dei 670 profughi sbarcati lunedì nel porto di Cagliari dalla nave militare Numancia, che li aveva raccolti in mare al largo delle coste libiche. Le loro mete sono la Germania, l’Austria e le nazioni del nord Europa dove hanno parenti e amici che li hanno preceduti nel viaggio della speranza. A Cagliari e in Italia non vogliono stare, chiedono di poter partire subito.

Un film che si ripete ormai da anni e che non trova soluzione. O la trova solo in parte. La protesta di ieri mattina è iniziata intorno alle 10, ma già di primo mattino era stata presa la decisione di scendere in strada. Le spiegazioni date loro in questi giorni passati dai mediatori culturali circa la necessità di lasciarsi prendere le impronte digitali per poter essere considerati "rifugiati" e ottenere l’asilo politico valido per cinque anni e il diritto a un eventuale ricongiungimento con familiari in altri Paesi europei secondo la normativa dell’ottobre 2015, non hanno fatto breccia. Solo in nove hanno scelto di farsi identificare e presto potrebbero essere lasciati partire.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative