Turismo, la stagione parte alla moviola tra hotel chiusi e spiagge sporche
Il primo appuntamento con le vacanze pasquali arriva troppo presto e in pochi rischieranno l’apertura alla fine di marzo. Tra le variabili c’è anche l’incognita del dopo Ryanair che condiziona le scelte degli albergatori
SASSARI. La partenza è al moviolone. La Pasqua è più da pelliccia che da costume e i primi a non credere alla stagione lunga sono gli albergatori. Qualcuno ci scommette, ma la maggior parte degli hotel, uno su quattro, resteranno ancora chiusi. I tre giorni da tutto esaurito non convincono i proprietari degli alberghi a iniziare così presto la stagione. Dopo anni di parole infinite sulla stagione lunga il 50 per cento degli hotel nell’isola apre solo per quattro mesi all’anno.
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Non è un paese per turisti. La fabbrica del sole in Sardegna è ancora chiusa. Le spiagge esistono nel loro aspetto più selvaggio. Quasi tutte ancora protette dalla loro copertina di alghe. Difficile spiegare ai turisti che si aspettano spiagge da cartolina pettinate e rasate come tavoli da biliardo che le alghe non sono sporcizia, ma un elemento essenziale per la spiaggia. La proteggono. Chi arriva in Sardegna sogna granelli candidi, e mare cristallino. E i comuni non sono attrezzati per mostrare già la versione commerciale dei loro litorali. Molti i lidi in cui il binomio spiaggia sporca e assoluta assenza di servizi fanno da sfollagente. Difficile convincere i turisti che città impreparate, baretti chiusi e alberghi sprangati siano il volto sorridente dell'isola.
Prestissimo. Solo i coraggiosi hanno deciso di anticipare l'apertura degli hotel alla fine di marzo. Il motivo è semplice. A parte queste poche giornate da tutto esaurito sotto Pasqua fino a maggio si spingono in Sardegna in pochissimi. L’addio di Ryanair ai cieli dell’isola non aiuta. Perché gli stranieri sono gli unici che sfidano il deserto della Sardegna in primavera. E le società che gestiscono gli hotel preferiscono perdere qualche cliente oggi che mantenere una struttura aperta e semivuota per un paio di mesi. Già perché il turismo nell'isola continua a restare termosensibile. Si scalda solo sotto il sole. A pagare sono su tutti i vacanzieri che sperano fuori stagione di trovare servizi adeguati. Anche se esistono casi virtuosi. A Castelsardo spiagge pulite e la maggior parte delle strutture aperte. In generale vanno meglio le spiagge di città come Olbia, anche se in Gallura non mancano i primati negativi. Porto Cervo è un luna park spento. Qualche negozio è aperto, ma a parte l’Hotel Cervo è difficile trovare qualche altra struttura disponibile. Alghero va avanti tra luci e ombre, una città viva tutto l’anno, con alberghi pronti ad accogliere i turisti, ma spiagge ancora in letargo e servizi da migliorare.
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Gita fuori porta. A trionfare a Pasqua rimane ancora il turismo interno. Il mordi e fuggi che riempie l’agriturismo, ma non fa decollare il turismo dei grandi numeri, quello degli arrivi in massa dalla penisola e dall’estero. Il circolo sembra essere sempre meno virtuoso. L’addio di Ryanair dai cieli dell’isola rischia di avere un contraccolpo pesantissimo nell’economia turistica proprio nei periodi di spalla. Quelli in cui gli stranieri sono la maggioranza.
L’infinita attesa. Da 30 anni si parla di allungare la stagione. Il mantra è diventato vecchio, anziano, quasi un cliché. Le iniziative per portare turisti fuori stagione hanno l'appeal di un frigorifero al Polo nord. Il cerchio non si spezza. Strutture chiuse, iniziative che mobilitano al massimo il turismo della gita fuori porta, ed economia che ristagna.
La legge. A rendere più complicata anche la legge che regola l'utilizzo delle spiagge. Perché i Comuni che non approvano il Pul, un acronimo che indica il piano di utilizzo dei litorali, non possono far lavorare le concessione per più di 90 giorni all'anno. Nell’isola lo hanno fatto in 14, su quasi 90 centri costieri. Facile capire che chi ha una concessione preferisce far partire i 90 giorni da giugno e non da marzo. In caso contrario dovrebbe chiudere proprio nei giorni in cui si incassano la maggior parte delle risorse. La Regione ha cercato di trovare una soluzione, almeno parziale, a questo imbuto burocratico. Ha approvato una legge che tutela i litorali urbani, 25 spiagge di città in cui i locali che si affacciano sulla sabbia potranno lavorare per tutto l'anno. Ma è chiaro che da solo non basta. (l.roj)
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