Pochi aerei, poche rotte e navi ancora troppo care
Parte la stagione, ma manca l’antidoto all’addio di Ryanair ai cieli sardi E la battaglia dei mari non ha ancora portato a un reale crollo delle tariffe
SASSARI. L’isola dei cieli precipita, quella dei mari annaspa. La Sardegna si sveglia dall’inverno sempre più isolata. L’addio di Ryanair è solo il più rumoroso dei crash ultrasonici dei trasporti. Sullo sfondo c’è il crollo verticale dell’aeroporto di Alghero che rischia di essere fagocitato dagli altri due più dinamici scali dell’isola. Ma anche la guerra dei mari sembra avere effetti molto meno positivi sulle tasche dei sardi di quanto si fosse sperato.
Il successo che guaio. Forse neanche l’assessore ai Trasporti Massimo Deiana si aspettava che il nuovo modello di Continuità territoriale avesse un simile successo. Ma per paradosso è proprio la continua richiesta di posti in tutti i voli, non preventivata neanche dai più ottimisti, a creare difficoltà al meccanismo. Overbooking da successo. La Regione è al lavoro per rivedere il meccanismo, ma per ora sotto il periodo delle feste rimangono alcune difficoltà a trovare posti su alcuni voli.
Low cost. È il capitolo più complicato della macchina dei trasporti aerei, quello che sembra avere minori vie di uscita. L’addio di Ryanair segna la fine di un modello di business. L’Europa ha cancellato la possibilità di finanziare le compagnie low cost. Gli irlandesi hanno deciso di lasciare Alghero e ridurre al minimo anche i collegamenti con Cagliari. In realtà a cambiare è la strategia di Ryanair, che concentra sempre più nei grossi hub la sua presenza. Manca una reale alternativa. Gli sforzi di chi gestisce gli scali per trovare altre compagnie sono riuscite a coprire qualche rotta e solo per i mesi estivi. L’ultima speranza rimane il progetto Winterlinks della Regione. Una sorta di continuità internazionale che vale per tutto l’anno e collega l’isola con alcune capitali europee. Il bando non è ancora definito. E forse la Regione attende il pronunciamento dell’Europa prima di varare nuovi bandi.
Il giudizio. Già perché sul futuro dei cieli sardi, e in particolare dell’aeroporto di Alghero, incombe sempre il nuvolone nero della procedura di infrazione. Voci non confermate sostenevano che entro la fine di marzo sarebbe arrivata la sentenza dell’Ue. Sotto il giudizio dei severissimi commissari dell’Unione c’era la legge 10, che in tre anni aveva distribuito oltre 70 milioni di euro agli scali dell’isola. Soldi che sono finiti per promuovere le rotte e che per l’Europa hanno drogato il mercato. Risorse che potrebbero dover rendere. Operazione che potrebbe aprire voragini nelle casse degli aeroporti. Ma il pronunciamento sulla legittimità non arriva. Nell’attesa i voli nell’isola si diradano, le città collegate sono sempre meno.
Acque agitate. Se gli aerei nei cieli sono sempre più rari, i collegamenti marittimi non sembrano in grado di garantire una continuità low cost. Il principio di far pagare il costo al chilometro del biglietto della nave allo stesso prezzo di quello del treno resta un desiderio. Vincenzo Onorato ha concentrato nelle sue mani il controllo di Moby e Tirrenia. Ha promesso che questo avrebbe portato a una serie di sinergie che avrebbero abbassato il costo dei biglietti. Questo è riuscito solo in parte. Così come l’ingresso in modo massiccio sulle rotte dell’isola del principale concorrente, la Grimaldi, ha portato una serie di benefici, ma non il crollo del costo dei ticket. Viaggiare in nave rimane sempre una incognita. I prezzi bassi esistono, ma è un po’ come andare in un megastore. Si deve cercare l’offerta speciale.
E se si fa un confronto del costo dei biglietti a distanza di un anno ci si rende conto che non ci sono solo ribassi, c’è anche chi ha ritoccato i prezzi verso l’alto. Ma in linea di massima, sarà anche merito del crollo del prezzo del petrolio, i costi dei biglietti sono calati.
La guerra dei mari è appena agli inizi e nei prossimi mesi i benefici per i sardi dovrebbero essere maggiori. Per ora la scelta di Grimaldi di entrare con due navi nel porto di Olbia, monopolio Onorato, e di farlo nelle rotte più remunerative ha innescato un confronto tra i due giganti dei mari. Grimaldi ha messo navi sulla Civitavecchia-Olbia e sulla Livorno-Olbia, da sempre rotte che venivano gestite da Tirrenia e Moby. Dopo la concentrazione si era a un passo dal rischio monopolio. Ora l’ingresso della nuova compagnia sembra avere portato nuova competizione nelle rotte per l’isola.
Ma manca ancora una approccio globale al diritto alla mobilità dei sardi. Per chi vive circondato dal mare, e per le imprese, varcare il Tirreno è diventato un’operazione difficilissima e costosa. Se i collegamenti con la penisola sono sempre stati complicati ora rischia di venire meno anche la nuova linfa arrivata dalle rotte con il resto dell’Europa che in questi anni avevano fatto sentire l’isola un po’ meno estrema periferia dell’Europa.
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