Aias, niente stipendi: sos a Pigliaru
Pagata solo parte degli arretrati. Maltrattamenti, nuove denunce in Procura
SASSARI. Gli stipendi arrivano con il contagocce. I lavoratori dei 49 centri Aias hanno ricevuto quello di novembre 2015, i dipendenti della fondazione Randazzo quello di settembre. Ma le buste paga sarebbero più magre del previsto per l’assenza del bonus Renzi da 80 euro. I 1400 lavoratori (1200 Aias e 200 Fondazione) aggiornano il conto degli arretrati: complessivamente, tra stipendi, tredicesime e bonus, c’è da spartire un tesoretto che supera i 7 milioni di euro.
La protesta. Va avanti con determinazione, anche perché, dopo l’incontro avuto un paio di settimane fa con l’assessore alla Sanità Luigi Arru, i dipendenti dei centri della famiglia Randazzo attendono un intervento deciso da parte della politica. In particolare del governatore Francesco Pigliaru che ha promesso ai rappresentati sindacali una chiamata subito dopo le festività pasquali. Dice Michele Serra, rsa all’Aias e responsabile territoriale Cgil per la provincia di Cagliari: «Ci auguriamo che mantenga la promessa in tempi brevi. Sono tanti gli argomenti da affrontare. Vogliamo essere tutelati, chiediamo di ricevere gli stipendi puntualmente ogni mese. In ogni caso la nostra protesta continua. La mobilitazione, dopo il sit-in organizzato davanti al palazzo della Regione, proseguirà con una serie di altre iniziative».
Le richieste. Nel piano sanitario del 2007 varato dall’allora assessore alla Sanità Nerina Dirindin (giunta Soru) per i lavoratori erano previste tutele precise. C’era scritto, infatti, che la mancata erogazione degli stipendi poteva rappresentare una giusta causa per sospendere gli accreditamenti delle strutture socio-sanitarie da parte della Regione. Di fatto, questa parte del piano non è mai stata applicata. Il motivo? È stata stralciata qualche anno più tardi, tra il 2010 e il 2011, forse perché considerata rischiosa. A pagare le conseguenze della sospensione degli accreditamenti potrebbero essere infatti i pazienti delle strutture che verrebbero privati della necessaria assistenza. Il sistema privato-accreditato rappresenta in Sardegna una stampella fondamentale per la sanità pubblica: il 70 per cento della riabilitazione è in mano a soggetti privati e all'interno di questa torta, la fetta di Aias-Fondazione Randazzo corrisponde a circa il 40 per cento. Una situazione complessa, arcinota ai lavoratori. Che però, considerato che l’accreditamento Aias-Fondazione è scaduto alla fine del 2015, chiedono che in fase di rinnovo si tenga conto anche di loro, introducendo forme di tutela che li mettano al riparo da stipendi pagati a singhiozzo.
L’inchiesta. Il caso Aias è esploso in seguito all’inchiesta giudiziaria che ha svelato i maltrattamenti subiti da alcuni pazienti all’interno del centro di Decimomannu. Quindici operatori sono stati sospesi dal servizio. L’Asarp, l’associazione per l’attuazione della riforma psichiatrica, è pronta a consegnare in Procura un dossier contenente segnalazioni e denunce archiviate su altri casi di maltrattamenti. L’obiettivo è fare estendere l’indagine anche ad altri centri Aias.
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