La Nuova Sardegna

I sindaci non vogliono i militari: «Lo Stato dia servizi e lavoro»

di Kety Sanna
I sindaci non vogliono i militari: «Lo Stato dia servizi e lavoro»

Da Desulo Gigi Littarru aveva chiesto che in Sardegna ritornasse l’esercito nelle zone a rischio Ma i suoi colleghi amministratori sono contro una riedizione dell’operazione Forza Paris

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NUORO. Continuano ad arrivare numerosi gli attestati di solidarietà nei confronti del sindaco di Orotelli, Nannino Marteddu e della sua famiglia, dopo il vile attentato con cui sono stati presi di mira. Ieri è stata una giornata di lunghe riflessioni, in particolare a seguito delle dichiarazioni del primo cittadino di Desulo, Gigi Littarru che d’accordo con il collega di Belvì dopo le intimidazioni subite, vedrebbero di buon occhio il ritorno dell'esercito nei paesi dell'entroterra barbaricino per contrastarne la criminalità. Un salto indietro all’estate del 1992 quando con oltre 5mila uomini delle Brigate alpine “Gorizia” e “Taurinense” entrava nel vivo l'esercitazione “Forza Paris”. Ebbene, a distanza di tanti anni, di fronte al dilagante fenomeno degli attentati contro gli amministratori, e quindi contro lo Stato, c’è chi chiede che quei soldati ritornino a portare sicurezza e tranquillità laddove non ci sono più. Dimenticando però la lunga scia di fatti criminosi compiuti proprio in relazione alla loro presenza in Sardegna.

«Abbiamo bisogno di serenità – dice il sindaco di Lula Mario Calia – ma non l’avremo con nuove spedizioni militari. Dobbiamo invece investire sulle nostre risorse e dare benessere economico alle popolazioni. In questi anni stiamo assistendo alla fuga paurosa non solo dei nostri giovani ma anche dello Stato. La Regione è assente. Qui – ha aggiunto – la gente sta morendo di fame e noi sindaci siamo abbandonati a noi stessi. Continuano a sottrarci anche il poco che abbiamo, penso che Stato e Regione debbano assumersi le proprie responsabilità. Noi dobbiamo poter lavorare e operare per il bene delle nostre comunità. La politica si fa investendo sul territori non scappando; l’occupazione non va fatta militarmente ma economicamente».

Lula è tra i paesi che nel 1992 accolse i soldati della missione “Forza paris”. Da subito però apparvero scritte antimilitariste alle quali seguirono veri e propri attentati. Durante un concerto nella piazza del paese, un individuo lanciò una bomba contro i fanti della Gorizia che rimasero feriti, seppure in maniera non grave.

Lo stesso Nannino Marteddu non sembra convinto che questa sia la scelta più giusta. Pensa invece che chi governa un paese debba essere tutelato in maniera particolare.

«Se lo Stato risparmia nella sicurezza e nella sanità, si tagliano servizi ai cittadini che si sentono danneggiati – sottolinea il sindaco di Orotelli – Perciò la Regione, in particolare la nostra che è a statuto speciale, deve trovare le risorse e dare risposte agli amministratori».

Ancora più forte e incisivo l'intervento di Felice Corda, commissario prefettizio ad Orgosolo ed ex direttore dell'Ente foreste, vittima pure lui dei bombaroli. «In questi momenti uno rimane sempre solo. Con i militari non si risolve nulla. Dobbiamo preoccuparci invece dell'assenza dello Stato. Io ho presentato denuncia contro quelli che ritenevo fossero gli autori del mio attentato ma ora non so se lo rifarei. Dopo il clamore iniziale, tutti spariscono. Mi ero costituito parte civile al processo e avevo chiesto facesse altrettanto la Regione. Ma non mi ha mai risposto. È in quel momento che ho capito cosa significa omertà e come da vittima ci si possa sentire colpevoli senza esserlo. Adesso sono ad Orgosolo, un paese particolare, dove anche chi sta in caserma è prigioniero di questo stato di abbandono in cui si trovano i nostri centri che continuano a subire colpe storiche legate a pregiudizi e a una politica che non c’è. Ma non sono solo i sindaci a subire, sono anche i cittadini comuni dei quali però, spesso nessuno si accorge. Servono finalità a carattere sociale ed economico per porre fine a questo disagio generalizzato. Si potrebbe iniziare posizionando telecamere lungo le strade». Orgosolo già 47 anni fa, con la rivolta di Pratobello, decise di dire no alla militarizzazione del territorio e lo fece in modo pacifico. Quella fu una vera vittoria politica con la sola forza delle parole.

«Facendo arrivare l'esercito nei nostri paesi non è la risposta al problema – dice ancora il sindaco di Oliena, Martino Salis – Il discorso, infatti, è molto più complesso e articolato. Penso che quella di Gigi Littarru sia stata una provocazione. Nei nostri paesi è forte il disagio sociale e le risorse sono inferiori rispetto alle richieste. La verità è che c'è la totale assenza dello Stato su tutti i fronti. Se si pensa che anche le caserme aprono ad orario, significa che i tagli hanno investito anche quel settore. Noi amministratori, siamo ormai diventati il parafulmine di questo disagio e solo dando nuove opportunità di lavoro e investendo sul territorio le cose potrebbero cambiare».

Cultura, servizi che funzionano, un piano Marshall a sostegno non delle grandi imprese che arrivano da fuori ma per le realtà locali. Queste le risposte che occorrerebbero secondo il sindaco di Fonni, Stefano Coinu. «Ci vorrebbe sviluppo economico e culturale che non vuole dire assistenzialismo. Gli interventi dovrebbero essere condivisi da tutti e non arrivare dall'alto. Certo, ben venga il rafforzamento dei controlli da parte delle forze dell'ordine, ma solo questo non basta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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