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Da quasi consigliere regionale a detenuto

Da quasi consigliere regionale a detenuto

Satta nelle ultime elezioni aveva sfiorato la conquista del seggio, ma aveva già diversi guai giudiziari

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OLBIA. Il nome più noto dell’inchiesta sul traffico internazionale di droga della Direzione antimafia di Cagliari e dei carabinieri di Olbia è quello di Giovanni Satta.

Satta è l’ex sindaco di Buddusò, anche se da anni vive a Olbia. E stava per diventare consigliere regionale: aveva appena vinto un ricorso, e stava aspettando l’esito finale. La botta giudiziaria - l’ultima in ordine di tempo - rischia di bloccare il cammino che avrebbe portato Satta ad essere il quarto consigliere regionale della Gallura; gli altri tre sono Zanchetta (Upc), Meloni (Pd) e Fasolino (Forza Italia).

Satta aveva presentato ricorso al Tar della Sardegna contro la proclamazione degli eletti, sostenendo che il seggio assegnato a Gianni Lampis (Fratelli d’Italia) in realtà spettasse a lui. I giudici amministrativi gli avevano dato ragione, ma la giunta regionale per le elezioni non aveva accolto la tesi del Tar, preferendo aspettare le motivazioni.

Una scelta che aveva irritato Satta, che, attraverso i suoi legali, Quirico Sanna e Antonio Nicoli, aveva presentato una diffida, in cui si sostiene che il Tar ha accolto in toto il ricorso, compresa dunque «la richiesta di proclamazione a consigliere regionale con conseguente sostituzione del candidato illegittimamente proclamato». Secondo i legali di Satta, l'indicazione dell'accoglimento integrale del ricorso comprende tutte le richieste del ricorrente e dunque «il richiamato accoglimento deve essere letto in combinato disposto con tutte le conclusioni rassegnate in sede di ricorso introduttivo, tra cui vi è la richiesta di proclamazione a consigliere regionale».

Nell’attesa, per Satta sono arrivati altri guai giudiziari. A febbraio al tribunale di Sassari si è svolto il processo che vede coinvolto Satta in qualità di sindaco di Buddusò per il periodo dal 2005 al 2007. Tra i reati contestati c’erano l’abuso d’ufficio nell’ambito della gestione dell’appalto per la raccolta dei rifiuti, il falso ideologico per l’incarico revocato al segretario comunale Giovanna Maria Murgia e il peculato per aver utilizzato cellulari del Comune per telefonate private. Ma i primi due reati sarebbero prescritti e quindi il collegio procederà, dopo il 20 luglio, solo per il peculato a carico di Giovanni Satta, del suo allora vice Quirico Beccu e dell’assessore Antonio Manca.

Sempre lo scorso febbraio si è aperto un altro processo a carico di Satta, stavolta a Nuoro. Sott’accusa una banda che, secondo l’accusa guidata da un macellaio nuorese, riciclava soldi sporchi – frutto di rapine ai portavalori o ai bancomat – con un team di chimici esperti nella «lavatura» delle banconote, professionisti che arrivavano direttamente dalla Calabria e che venivano ospitati a Posada, in una casa sul mare, trasformata in una «lavanderia specializzata». Secondo i pm, di quella banda faceva parte, appunto, anche Giovanni Satta.

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