Alghero non vuole sparire
L’addio degli irlandesi e la privatizzazione rischiano di cancellare lo scalo
ALGHERO. Non è stato un semplice sciopero: quello di ieri mattina assomigliava di più a un trailer di una grande mobilitazione generale in difesa di un territorio. Niente folla all’aeroporto di Alghero-Fertilia, forse 400 persone a manifestare: ma raggrumato davanti all’ingresso c’era un distillato ben rappresentativo di quell’universo che vorrebbe continuare a prendere il volo.
I dipendenti. Innanzitutto i dipendenti della società di gestione Sogeaal. Sono loro che hanno incrociato le braccia: tra fuga di Ryanair, tagli delle rotte, ridimensionamento dello scalo, e privatizzazione all’orizzonte, si sentono come sopra a un tapies roulant con il futuro che scappa da sotto ai piedi. Ultimamente i corridoi dell’aeroporto sono talmente desolati da sentire l’eco, e questo non è un bel segnale. Vorrebbero che la politica nazionale e regionale, giusto per restare in tema, facesse un’inversione di rotta, chiedono attenzione per lo sviluppo del “Riviera del Corallo” e certezze occupazionali.
I sindacati. C’erano le sigle sindacali: Filt Cgil, Ugl e Uilt Uil (manca la Cisl).La terza iniziativa forte organizzata in due mesi, il maestrale che sferzava le bandiere e un grido di allarme che sperano non sia consegnato al vento. Dice Arnaldo Boeddu, Cgil: «Occorre bloccare il processo di privatizzazione in atto e fare in maniera che il Comune di Sassari ed il Comune di Alghero rientrino nella proprietà Sogeaal e nel capitale sociale». Dopodiché le azioni più drastiche: «Azzerare immediatamente l'attuale management per comprovata incapacità. In sei anni alla guida della Sogeaal non hanno fatto altro che perdere quasi tutte le cause e nel contempo accrescere i problemi ed il deficit aziendale». Infine la sopravvivenza dell’aeroporto passa per il ripristino dei collegamenti low cost. Il vettore irlandese è in piena smobilitazione, ha azzerato le rotte verso Spagna, Germania, e Nord Europa, e a novembre il suo disimpegno andrà avanti con altre cancellazioni. Un indotto di 250 milioni di euro rischia di essere disintegrato. «Non è più rinviabile la manifestazione di interesse destinata alle compagnie tradizionali e compagnie low cost che operino per collegare Alghero con il resto del mondo».
Lavoratori e indotto. La Regione, in questa partita, è molto in ritardo, e i lavoratori senza troppi giri di parole lo scrivono negli striscioni: «Basta supercazzole». «Deiana a casa». «Assessore dimettiti». Ci sono gli operatori dell’indotto, i tassisti, i noleggiatori di auto, la aziende del trasporto privato ma anche gli albergatori. Presenti i vertici del sistema economico territoriale, a iniziare da Camera di Commercio e Confcommercio Alghero, con i presidenti Gavino Sini e Massimo Cadeddu. Poi i rappresentanti delle istituzioni, i consiglieri comunali di Alghero, il parlamentare Cinquestelle Nicola Bianchi e il consigliere regionale di Fi Marco Tedde. E tanti cittadini comuni, arrivati lì in veste di viaggiatori che non vogliono restare a piedi e isolati. Gli unici che mancano, e la loro assenza è un pugno in un occhio, sono i consiglieri regionali Pd del Sassarese.
Chi invece è lì a manifestare, lo fa per chiedere un impegno maggiore da parte di Cagliari nel sostenere la vertenza Alghero. In primo luogo con un pressing deciso nei confronti del Governo, affinché riveda l’aumento delle tasse aeroportuali per le compagnie low-cost, e abbia un occhio di riguardo nei confronti della Sardegna alla luce dell’insularità. E poi con nuovi interventi di incentivazioni di co-marketing: altra linfa e un rinnovato sostegno pubblico che la Regione dal 2002 ha erogato a Rayanair per il traffico di passeggeri garantito.
I politici. Questi saranno sicuramente gli argomenti che il sindaco di Alghero Mario Bruno e quello di Sassari Nicola Sanna vogliono mettere sul tavolo il 5 maggio, quando incontreranno i vertici di Rayanair a Dublino. «Non possiamo perdere tempo – dice Bruno – dobbiamo arrivare con una proposta concreta. I margini per un accordo ci sono, ma dobbiamo muoverci in fretta. Occorre anche una ricapitalizzazione immediata della Sogeaal, che potrebbe passare anche attraverso gli investitori privati». Anche Nicola Sanna è preoccupato: «Da Stato e Regione pretendiamo degli interventi rapidi e forti».
Invece la ricetta del deputato di Unidos Mauro Pili è questa: «La Commissione Europea ha promosso il modello Alghero. Il co-marketing avviato nel 2002 ha funzionato, ha prodotto un indotto straordinario e bisogna proseguire su questa strada. Per questo la privatizzazione dello scalo sarebbe un disastro, perché perderemo i contributi di co-marketing, che sono previsti solo per una gestione pubblica. La Sogeaal dovrebbe fare come l’aeroporto di Cagliari: indire una manifestazione di interesse rivolta alle compagnie aree disposte a impegnarsi sul territorio. Quanto alla ventilata diminuzione delle tasse aeroportuali, su questo punto resto scettico: se il Governo avesse voluto avrebbe riparato all’errore in 24 ore: avrebbe modificato il decreto inserendo semplicemente la postilla “fatta salva l’insularità”, e il gioco era fatto. Il problema vero resta la volontà politica regionale di salvare Alghero: una prospettiva che io non vedo, anzi, l’esatto contrario. C’è un disegno che vorrebbe portare alla chiusura dello scalo, e all’acquisto del pacchetto Alghero-Cagliari, con una joint venture successiva su Olbia, da parte della società nazionale F2i. Si tratta di una società che investe nelle infrastrutture trasportistiche, ha posato l’occhio sulla Sardegna, dietro ci sono gli istituti di credito, compresa la Fondazione Banco di Sardegna e dunque gli interessi sono altissimi. Spero solo di sbagliarmi».
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