Renzi e Napolitano: sulle trivelle «non voto legittimo»
Asse tra il premier e l’ex presidente sul quesito concessioni Si riaccende la battaglia dentro il Pd. Emiliano “in trincea”
ROMA. A poco più di 48 ore dal voto di domenica è scontro aperto sul referendum sulle trivelle. E lo scontro, oltre che sul merito del quesito, si accende ancora sulla legittimità, o meno, dell’astensione. Una scelta, quella del non voto, che oggi Matteo Renzi torna a difendere nettamente, contando sulla sponda del presidente emerito Giorgio Napolitano. L’astensione è «un modo di esprimere la convinzione dell’inconsistenza e della pretestuosità» del referendum, spiega Napolitano in un’intervista a Repubblica. La scelta del non voto, al pari delle altre, «è costituzionalmente legittima», scandisce il capo del governo nella sua enews definendo «magistrale» la spiegazione fornita da Napolitano.
Le parole di Renzi riaccendono la battaglia anche nel Pd. «È inaccettabile che il premier faccia il capo del partito dell’astensione», attacca il leader di Sinistra riformista Roberto Speranza che voterà “sì”, così come Gianni Cuperlo e molti esponenti della minoranza. Mentre, nel merito del quesito, Renzi non è meno morbido. «È un referendum-bufala. Non c’è una sola trivella in discussione, dicono che si voti sulle rinnovabili, in realtà si chiudono impianti che funzionano, facendo perdere 11mila posti di lavoro», sottolinea.
Domenica si chiederà agli italiani se vietare il rinnovo delle concessioni estrattive per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana. La questione è tecnica solo sulla carta, anche perché per le Regioni che hanno proposto il referendum si tratta di riscrivere la politica energetica del Paese. Per questo lo scontro è tutto politico: Regioni contro governo, sinistra Pd contro gli inviti al non voto e opposizioni che premono per il “sì” anche solo per infliggere un colpo a Renzi. E a rinvigorire il dibattito da ieri contribuisce anche la posizione del senatore a vita, benedetta dalla maggioranza Pd, ma che diventa un “caso”.
Per Alfredo D’Attorre di Sinista Indipendente «sorprende e amareggia la legittimazione dell’astensionismo da parte dell’ex Presidente della Repubblica». Giuseppe Civati ricorda all’ex capo di Stato che era stato proprio lui a dire che «il voto è un dovere». Mentre per i 5 Stelle Luigi Di Maio e di Alessandro Di Battista le parole di Napolitano sono «una ragione in più per votare e votare “sì”».
Anche tra i governatori il fronte è spaccato. Michele Emiliano, presidente della Puglia, è in prima linea nella campagna referendaria. «Il governo si aspettava di umiliare le Regioni», ma «l’astensione non è un’opzione», afferma il governatore Pd sottolineando come «l’ultimo favore ai petrolieri, quello di togliere il termine, serva a evitare che, alla scadenza delle concessioni, tirino fuori i soldi per smontare le piattaforme». E quindi Emiliano attacca: «il Mise è il ministero dello Sviluppo Economico-Petroliero». Con lui, nel fronte eterogeneo dei No-Triv, anche il leghista Luca Zaia. Hanno inevce già annunciato il “no” il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, il sardo Francesco Pigliaru, e quello della Campania Enzo De Luca.
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