La Nuova Sardegna

Condoni edilizi: «Per undici anni violate le norme»

di Mauro Lissia
Condoni edilizi: «Per undici anni violate le norme»

Il sovrintendente: la Regione ha agito illegittimamente Vargiu, Sc, aveva presentato una interrogazione al Mibac

28 aprile 2016
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CAGLIARI. Fino all’estate 2015 la legge sul condono edilizio del 2003, varata dal governo Berlusconi, in Sardegna è stata applicata anche in aree tutelate dal vincolo paesaggistico, malgrado le norme dello Stato lo vietassero. Centinaia di sanatorie di abusi sono state concesse in aperto contrasto con la legge, con danni incalcolabili al paesaggio dell’isola. Responsabile di quello che appare come un omaggio ai costruttori abusivi sarebbe la Regione, che nell’applicare in modo estensivo il condono berlusconiano ha a lungo ignorato oltre che il Piano paesaggistico regionale e le norme di riferimento contenute nel Codice del paesaggio, tre sentenze emesse nel 2006 dalla sezione penale della Corte d’Appello di Cagliari, con le quali i giudici avevano confermato come nessun abuso edilizio possa essere sanato nelle aree protette dal vincolo paesaggistico. Quelle sentenze erano note agli uffici di viale Trento: a dimostrarlo è un parere sull’argomento firmato dall’ufficio legale della stessa Regione il 22 dicembre 2006, un parere nel quale le decisioni dei magistrati vengono citate espressamente. Quel parere è caduto nel vuoto, le domande di sanatoria considerate inammissibili dal consulente legale della Regione sono state comunque accolte negli anni successivi, in barba alle norme prevalenti: quelle dello Stato.

È Fausto Martino, il sovrintendente per le Belle arti e il paesaggio di Cagliari, Oristano e Ogliastra a denunciare quella che appare come una grave leggerezza commessa dagli uffici regionali nell’arco di quasi dodici anni di attività, fino a quando Martino - il 12 agosto 2015 - è stato nominato dirigente del paesaggio e ha messo fine a quella che appare come un’abbuffata di cemento illegale. Ed è una denuncia dagli effetti imprevedibili, perché si trova già nelle mani del Mibac - il ministero dei Beni culturali - cui due mesi fa si era rivolto il parlamentare Pierpaolo Vargiu per lamentare una sorta di eccesso di zelo da parte di Martino, «colpevole» di applicare nell’esame delle istanze e nelle pratiche di condono edilizio le norme restrittive dello Stato anzichè quelle, molto più larghe, approvate dalla Regione. Colpa che avrebbe provocato, a detta di Vargiu, danni economici alle imprese e confusione tra i cittadini.

La realtà, secondo il dirigente ministeriale, è del tutto diversa e viene illustrata in una lunga nota indirizzata al Mibac che servirà per rispondere all’interrogazione di Vargiu, una nota di cui la Nuova Sardegna ha potuto conoscere il contenuto. Prima di tutto la competenza: in base alla Costituzione è lo Stato a legiferare sul paesaggio e a garantirne la tutela. La conseguenza inevitabile è che qualsiasi norma sulla materia elaborata dalla Regione dev’essere in linea con le leggi statali. Quindi se il condono edilizio del 2003 aveva stabilito limiti e paletti, tra i quali la tutela delle aree vincolate, la Regione avrebbe dovuto rispettarli e non andare al di là di quanto lo Stato aveva concesso. Ma secondo Martino è accaduto proprio questo: gli uffici regionali hanno trattato le domande di condono applicando norme più permissive e comunque illegittime. Mentre il solo riferimento per stabilire la compatibilità paesaggistica degli interventi edilizi è il Piano paesaggistico regionale perché recepisce la legge dello Stato. Il Ppr - secondo Martino - è «il solo strumento direttamente investito dal legislatore statale nella funzione di contemperare l’obiettivo di un razionale sfruttamento del territorio con l’esigenza, non meno importante, che ciò avvenga in modo compatibile con la tutela di quella tipologia di beni paesaggistici». In altre parole: non sono ammesse deroghe al Ppr, quindi sanare un abuso edilizio in un’area tutelata dai vincoli del Ppr è un atto illegittimo. Ora non resta che attendere la risposta ufficiale del Ministero al deputato Vargiu. Sarà l’ufficio legislativo del Mibac a valutare le osservazioni di Martino e a stabilire se il sovrintendente della Sardegna ha ragione o no e se quanto il dirigente ha esposto possa dar luogo ad altre iniziative.

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