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Industria, appello dei sindacati

Industria, appello dei sindacati

Cgil, Cisl e Uil alla giunta regionale: è fondamentale per l’isola, serve più impegno

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CAGLIARI. Le bonifiche non bastano, dall’industria la Sardegna non può prescindere e sull’energia serve chiarezza. Sono i tre appelli lanciati dai sindacati alla Giunta. Sono anche tre – Giacomo Migheli (Filctem-Cgil), Marco Nappi (Femca-Cisl) e Tore Sini (Uiltec-Uil) – i segretari che, nell’aula della commissione Industria del Consiglio, a farsi portavoce della richiesta. «La politica deve capire che senza industria l’isola sarà più povera e destinata a spopolarsi rapidamente». Per aggiungere: «Il passaggio dalla chimica tradizionale a quella verde dev’essere improrogabile e dobbiamo puntare sul manifatturiero sostenibile». Sulle cause della crisi i sindacati hanno le idee chiare: «Viene da lontano e ha un comune filo conduttore che si chiama energia. Senza chiarezza su quei costi mai potrà essere garantito un futuro produttivo ai nostri siti industriali». La soluzione è una: «La Giunta deve decidere cosa fare con e per il metano. A suo tempo abbiamo condiviso il Piano energetico regionale che individua nel gas naturale liquido la principale fonte di approvvigionamento. Peccato che subito dopo l’approvazione di quella bozza, il presidente Pigliaru si sia espresso a favore della costruzione del gasdotto fra Toscana e Sardegna. Per noi sarebbe un errore: allungherebbe i tempi e non darebbe risposte immediate». E subito dopo l’affondo nei confronti del governo Renzi: «Nonostante le promesse, finora non c’è ancora traccia di un provvedimento che abbassi i costi dell’energia in Sardegna, con questo risultato: le imprese continuano a non essere competitive sul mercato nazionale ed europeo». I sindacati hanno denunciato anche: «Dopo la revoca del regime di essenzialità alle centrali di Fiumesanto, Portovesme e Ottana, Terna per garantire la stabilità in Sardegna fra domanda e offerta di energia elettrica ha speso 40 milioni in più rispetto al 2015. È sconcertante». I sindacati hanno messo sul tappeto anche il caso Porto Torres. «Finora Eni non ha rispettato gli accordi del 2011. A questo punto la cessione di Versalis al fondo SK Capital sembra essere il segnale che vuole abbandonare per sempre il progetto».

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