Dubbi sull’accordo Olbia-Cagliari
Il direttore della Sogeaal chiede chiarimenti sul patto tra i due scali sardi
ALGHERO. Piove sul bagnato. L’annunciata partnership tra gli aeroporti di Cagliari e Olbia per l’assistenza passeggeri non è una buona notizia per Alghero. Il direttore generale di Sogeaal, Mario Peralda, entra nel vivo. «Non credo che ci siano state delle alleanze segrete – minimizza –. L’ingresso dei prestatori di determinate categorie di servizi avviene in base a precise procedure di evidenza pubblica e ogni accordo teso a superarle violerebbe il quadro normativo che li regola. I responsabili delle due società di gestione di Olbia e Cagliari si muovono sempre con la massima correttezza. Escludo che possano aver complottato al riguardo». Il dubbio è che, dopo l’avvio della procedura di certificazione di Sogeaal sull’aeroporto di Olbia, il progetto sia stato allora abbandonato dalla società del “Riviera del corallo”. «Quell’iniziativa è stata oggetto di interpretazioni fantasiose, Sogeaal non si è proposta per prestare maestranze alla Geasar o per ridimensionare il proprio aeroporto – chiarisce Peralda –. Al contrario Sogeaal può esportare professionalità di altissimo livello in ambito handling, secondo standard che molti vettori già operanti sullo scalo di Olbia ben conoscono – aggiunge – valutare l’opportunità di valorizzare questo know-how sotto il profilo commerciale fa parte delle nostre prerogative». Per sgomberare il campo dai dubbi, il direttore spiega. «Probabilmente questo annuncio si riferisce alle categorie di servizi liberalizzate. Ci informeremo subito, chiederemo al direttore regionale di Enac, Marco Di Giugno, per comprendere quali siano i servizi e quali modalità di accesso debbano essere rispettate, poi ci regoleremo di conseguenza secondo la nostra convenienza». Il discorso è piuttosto tecnico, ma un’altra cosa è chiara. «È importante sapere se tra le modalità di accesso trovano applicazione le clausole di protezione sociale», dice Peralda. Tradotto, «occorre sapere se sono applicate le norme che impongono di assorbire pro-quota i lavoratori attualmente impiegati in quel settore – chiarisce – se così non fosse, una volta ricevuta la certificazione potremmo assumere personale, offrire prioritariamente questa possibilità agli stagionali e iniziare a operare». (g.m.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google